In Brasile si apre una pagina inedita nel rapporto tra Apple e le autorità che vigilano sulla concorrenza. Dopo anni di confronti, indagini e pressioni istituzionali, l’azienda ha raggiunto un’intesa con il Cade, l’organismo che si occupa di tutela del mercato, mettendo fine a un contenzioso che ruotava attorno al funzionamento dell’App Store. Non si tratta di un semplice aggiustamento formale. Al contrario, di una modifica importante che incide direttamente sul modo in cui applicazioni e servizi potranno essere distribuiti e monetizzati sugli iPhone in uno dei Paesi più popolosi dell’America Latina.
Il nodo centrale era noto da tempo. L’accusa è quella di aver costruito un sistema chiuso, dove Apple decideva regole, accessi e commissioni, limitando la libertà di scelta degli sviluppatori e degli utenti. L’accordo siglato con le autorità brasiliane introduce ora l’obbligo di consentire la presenza di store alternativi sui dispositivi iOS. Una novità che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile e che segna un’evoluzione notevole nella filosofia dell’azienda. Apple potrà continuare a informare gli utenti sui potenziali rischi legati a piattaforme di terze parti. Dovrà farlo però con avvisi neutri, privi di toni allarmistici o dissuasivi.
Pagamenti esterni e nuove commissioni: come Apple cambia il suo ecosistema
Accanto agli store alternativi, l’altro argomento riguarda i sistemi di pagamento. L’intesa permette agli sviluppatori di proporre soluzioni esterne per gli acquisti in-app e di indirizzare gli utenti verso siti web esterni per completare le transazioni. Una possibilità che in passato era fortemente limitata e che ora viene regolata da un nuovo schema di commissioni, pensato per mantenere comunque una fonte di entrate per Apple.
La logica del compromesso è che se lo sviluppatore si limita a informare l’utente con un testo, senza collegamenti diretti, Apple rinuncia a qualsiasi commissione. Quando invece entra in gioco un link cliccabile o un pulsante, viene applicata una percentuale, più contenuta rispetto a quelle vecchie, ma comunque importante. Restano invariate le commissioni tradizionali per chi continua a utilizzare il sistema di pagamento dell’App Store, a cui si aggiungono nuove voci legate all’uso di store di terze parti.
Il risultato è un ecosistema più aperto, ma ancora fortemente regolato. Apple concede spazio alla concorrenza, pur mantenendo leve economiche e tecniche che le consentono di preservare il controllo e una parte dei ricavi. Uno schema che ricorda da vicino quanto già avvenuto in Europa con il Digital Markets Act e che dimostra come l’azienda stia adottando soluzioni simili in mercati diversi, adattandole alle specificità locali. Ora l’azienda ha poco più di tre mesi per adeguarsi alle nuove regole. In caso contrario, il rischio è una sanzione pesante. Più che una semplice scadenza, è un test. Da come verrà applicato l’accordo dipenderà il futuro assetto dell’ecosistema iOS in Brasile e, forse, l’anticipazione di ulteriori cambiamenti a livello mondiale.
