Un lancio spaziale è diventato un’emergenza aerea. Il 16 gennaio, la Starship di SpaceX, durante il suo settimo volo di prova dal Texas meridionale, si è disintegrata in quota. Lasciando cadere migliaia di frammenti incandescenti in un tratto di cielo tra Florida e Caraibi, una delle rotte più trafficate. Decine di aerei di linea e jet privati si trovavano in volo sopra l’area, con centinaia di passeggeri a bordo. Alcuni hanno assistito direttamente alle scie luminose dei detriti dai finestrini. Secondo documenti della Federal Aviation Administration (FAA), tre velivoli hanno affrontato situazioni particolarmente critiche. A tal proposito, due aerei di linea e un jet privato hanno dichiarato emergenze, con un “Mayday” trasmesso e altri segnali di carburante quasi esaurito dopo circuiti di attesa prolungati.
L’esplosione di Starship che ha terrorizzato i passeggeri in volo
Tra i velivoli coinvolti figurano un Airbus A321 di JetBlue e un Airbus A330 di Iberia. Entrambi diretti a San Juan, Porto Rico. Il problema principale è stato il ritardo nelle comunicazioni. La FAA ha attivato le zone di interdizione al volo solo diversi minuti dopo la perdita di contatto con il razzo. Alcuni centri radar hanno scoperto dell’esplosione direttamente dai piloti che osservavano i detriti cadere. In almeno un’occasione, due velivoli si sono avvicinati pericolosamente alle aree a rischio. Costringendo i controllori a un intervento urgente per evitare collisioni.
. Aggiungendo che i detriti sono rimasti all’interno delle aree di rischio predefinite. Eppure, diverse compagnie aeree hanno espresso preoccupazione per la frequenza crescente dei lanci e l’impatto sulle rotte civili. Con il progresso delle missioni orbitali che avanza è fondamentale imparare a trovare il giusto coordinamento per garantire che la diffusione di dispositivi nello spazio non si trasformi in un pericolo concreto per chi viaggia.
