La sensazione, guardando a quello che sta succedendo attorno a Warner Bros. Discovery, è che siamo entrati nella fase più nervosa e teatrale della partita. Paramount Skydance, infatti, non ha alcuna intenzione di farsi da parte in silenzio. Anzi, a pochi giorni di distanza dal momento in cui il consiglio di amministrazione di Warner ha invitato ufficialmente gli azionisti a respingere l’offerta ostile, è tornata alla carica con una mossa che sembra studiata più per colpire psicologicamente che per cambiare davvero i numeri sul tavolo.
Warner Bros. Discovery, la partita si riapre con la garanzia di Larry Ellison
Il prezzo dell’offerta non è aumentato. I famosi 108 miliardi di dollari restano quelli. La novità sta tutta in una parola che, in questo settore, pesa come un macigno: garanzia. Larry Ellison, fondatore di Oracle e principale finanziatore di Skydance, ha messo sul piatto una “garanzia personale irrevocabile” da 40,4 miliardi di dollari. Tradotto: se qualcosa va storto, i soldi li mette lui, di tasca propria. E non solo. Ellison si è anche impegnato a non spostare né ridurre gli asset del fondo di famiglia durante l’eventuale processo di acquisizione. Un modo molto diretto per rispondere alle accuse di scarsa solidità finanziaria.
Per capire perché questa mossa sia così significativa bisogna tornare indietro di qualche passo. Warner Bros. Discovery ha già accettato formalmente l’offerta di Netflix, pari a 82,7 miliardi di dollari. L’operazione non è ancora chiusa, serviranno mesi e mesi di verifiche antitrust, ma dal punto di vista contrattuale l’accordo esiste. Netflix, va ricordato, è interessata soprattutto alla parte streaming e alla produzione di film e serie, non alle emittenti televisive tradizionali. Paramount Skydance ha cercato di inserirsi proprio qui, offrendo molto di più e promettendo una visione industriale diversa.
Il vero problema, però, non è mai stato l’importo. Warner ha sempre fatto capire di temere che quei 108 miliardi non fossero davvero “incassabili”. Nonostante il supporto di fondi sovrani come quelli di Arabia Saudita e Qatar, l’azienda ha giudicato l’offerta troppo rischiosa. Nel documento con cui ha consigliato agli azionisti di respingerla, Warner è stata piuttosto esplicita: senza una garanzia personale e irrevocabile di Larry Ellison, la proposta non era considerata sicura. Ed è esattamente quello che ora Ellison ha deciso di concedere.
Da parte Paramount Skydance, però, il malumore è evidente. L’azienda sottolinea come questa richiesta non sia mai emersa durante le dodici settimane di trattative precedenti all’accordo con Netflix. David Ellison continua a ribadire che l’offerta cash da 30 dollari per azione rappresenta, a suo avviso, la soluzione migliore per gli azionisti e per il futuro creativo di Warner, soprattutto sul fronte cinematografico e dei contenuti.
Ora la palla torna nel campo di Warner. L’offerta di Paramount resta valida fino al 21 gennaio 2026, il che lascia a consiglio di amministrazione e azionisti poco meno di un mese per valutare se questa nuova garanzia cambia davvero le carte in tavola. Nel frattempo, resta aperta un’altra incognita: Netflix starà davvero a guardare o deciderà di rilanciare? In questa storia, l’unica certezza è che il sipario è tutt’altro che pronto a chiudersi.
