Provate a pensare per un istante a cosa significhi restare al buio per quattordici giorni consecutivi, con il termometro che precipita a 246 gradi sotto zero. Non è la trama di un film post-apocalittico, ma la cruda realtà della notte lunare. Per chi progetta di riportare l’uomo sul nostro satellite in pianta stabile, questo non è solo un dettaglio suggestivo, ma il problema tecnico più grande da risolvere. Se non troviamo un modo per tenere accese le luci e riscaldati i circuiti durante quelle interminabili due settimane di oscurità, ogni missione è destinata a spegnersi letteralmente nel gelo. .
Come sopravvivere a 14 giorni di buio lunare grazie all’energia solare orbitale
L’idea alla base della loro collaborazione è di quelle che fanno girare la testa: se non c’è luce sulla superficie, andiamola a prendere dove splende sempre. Invece di affidarsi a batterie enormi e pesantissime, che tra l’altro occuperebbero gran parte dello spazio di carico dei razzi, questi pionieri vogliono creare una sorta di “Wi-Fi dell’energia. Il piano prevede di utilizzare il lander Blue Ghost di Firefly come una vera e propria stazione ricevente per una tecnologia chiamata LightPort. In pratica, dei satelliti posizionati in orbita catturano la luce solare costante e la sparano verso il basso sotto forma di fasci laser, che vengono poi intercettati e convertiti in elettricità dal ricevitore sulla superficie.
Siamo abituati a ricaricare i nostri telefoni appoggiandoli su una basetta a induzione, ma farlo su scala planetaria, tra un satellite in movimento e un lander posizionato nel polveroso Polo Sud lunare, è una sfida ingegneristica di tutt’altro livello. I test sulla Terra hanno già dato risultati incoraggianti, riuscendo a trasmettere energia a quasi un chilometro di distanza, ma la Luna non fa sconti a nessuno. Se tutto andrà secondo i piani, entro la fine del 2026 assisteremo alla nascita di quella che chiamano LightGrid: una rete elettrica senza fili che trasforma lo spazio attorno alla Luna in una gigantesca centrale solare sempre attiva.
La NASA sta seguendo la vicenda con il fiato sospeso. Altre aziende stanno provando strade diverse, come la stesura di chilometri di cavi sulla regolite lunare, ma una soluzione wireless ridurrebbe drasticamente i rischi di guasti e la complessità logistica. Se questo esperimento avrà successo, avremo finalmente risolto il puzzle dell’energia extraterrestre. Non si tratterà più solo di scendere sulla Luna per scattare qualche foto e ripartire, ma di poter restare lì, far muovere i rover nelle zone d’ombra perenne e costruire laboratori che non hanno paura del buio. In fondo, la conquista dello spazio passa anche da una presa di corrente che galleggia tra le stelle.
