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Texas contro i produttori di smart TV: “spiano gli utenti senza consenso”

Lo Stato del Texas denuncia i principali produttori di smart TV per violazione della privacy: accuse di sorveglianza segreta tramite sistemi ACR.

scritto da Manuel De Pandis 25/12/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
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Lo Stato del Texas ha aperto un fronte legale pesantissimo contro cinque colossi del settore televisivo — Samsung, Sony, LG, Hisense e TCL — accusandoli di aver utilizzato i propri smart TV come strumenti di sorveglianza occulta ai danni dei consumatori. La denuncia, depositata dall’ufficio del procuratore generale Ken Paxton, sostiene che i produttori abbiano raccolto e trasmesso dati personali e informazioni sulle abitudini di visione degli utenti senza il loro consenso esplicito, sfruttando la tecnologia di riconoscimento automatico dei contenuti (ACR).

L’accusa: una rete di tracciamento su scala di massa

Secondo quanto riportato nella causa, la tecnologia Automatic Content Recognition incorporata nei televisori di nuova generazione analizza i flussi audio e video per identificare qualsiasi contenuto visualizzato sullo schermo, indipendentemente dalla sorgente: trasmissioni televisive, streaming online, Blu-ray, collegamenti HDMI e persino contenuti inviati tramite AirPlay o Google Cast. In pratica, i dispositivi sarebbero stati in grado di riconoscere cosa guardano gli utenti, ogni quanto tempo lo fanno e per quanto tempo. Alcuni marchi, tra cui Samsung e Hisense, sono inoltre accusati di aver catturato screenshot dello schermo ogni mezzo secondo, trasmettendoli poi ai propri server o a partner terzi a fini pubblicitari. La denuncia definisce il sistema una “rete di sorveglianza digitale domestica” capace persino di analizzare i feed provenienti da videocamere di sicurezza e altri dispositivi smart collegati alla stessa rete.

“Scelte ingannevoli e informative fuorvianti”

Un altro punto chiave dell’accusa riguarda la mancanza di trasparenza. Secondo il procuratore Paxton, i produttori avrebbero indotto gli utenti ad accettare l’attivazione dei sistemi ACR con informative ambigue o nascoste, impedendo loro di comprendere fino in fondo l’estensione del monitoraggio.

L’informativa sulla privacy, sostiene la denuncia, sarebbe “formulata in modo vago e fuorviante”, e non permetterebbe di fornire un consenso realmente informato. La trasmissione dei dati a terzi per finalità pubblicitarie o di profilazione, inoltre, violerebbe le normative statali sulla protezione della privacy dei consumatori.

TCL e Hisense nel mirino: “rischio di spionaggio estero”

Nel caso dei marchi cinesi TCL e Hisense, la denuncia assume toni ancora più duri. Paxton, noto per le sue posizioni conservatrici e vicino all’area trumpiana del Partito Repubblicano, accusa le due aziende di rappresentare “un potenziale canale di sorveglianza per il governo di Pechino”, insinuando che i dati raccolti potrebbero essere sfruttati anche per scopi geopolitici. Sebbene al momento non ci siano prove pubbliche a supporto di questa ipotesi, l’accusa aggiunge ulteriore peso politico a un caso già esplosivo, che tocca il delicato equilibrio tra innovazione, privacy e sicurezza nazionale.

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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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