La crisi dei chip di memoria è tutt’altro che vicina alla sua conclusione. Questa crisi è nata come il risultato di diversi fattori che si sono combinati, portando a forti tensioni tra domanda e offerta. Non si tratta di una crisi causata da un singolo evento, ma da una combinazione precisa di fattori che sono legati principalmente alla forte domanda causata dall’intelligenza artificiale e anche dalle limitazioni nella capacità produttiva dei chip.
Il problema porterà delle conseguenze rilevanti reagiranno su più livelli. Innanzitutto si avrà un incremento dei costi delle memorie, che andrà a riflettersi sui dispositivi che le monteranno, come gli smartphone e i PC.
Anche secondo Micron la crisi non si arresterà
La richiesta dei chip di memoria continua a crescere ad un ritmo davvero sostenuto, soprattutto grazie alla spinta data dall’intelligenza artificiale. Purtroppo, però, invece, la capacità produttiva non aumenta alla stessa velocità. Bisognerebbe fare un lavoro importante di ampliamento e modernizzazione di alcuni impianti, ma questo presenta dei costi e dei tempi al momento non troppo sostenibili per la crisi.
Secondo Micron, uno dei principali produttori mondiali di chip di memoria, questa crisi non finirà in tempi troppo brevi.
Questa nuova crisi appare decisamente diversa rispetto a quello che è successo in passato, perché la complessità tecnologica di oggi rende molto più difficile sopperire a una domanda eccessiva. Lo sviluppo di queste tecnologie richiede tempi e anche competenze molto più elevate rispetto al passato.
Alcuni settori potrebbero risentire in maniera significativa di questa crisi, sia dal punto di vista dei costi più elevati delle componenti, ma anche per quanto riguarda i tempi di attesa della produzione. Ci vorrà del tempo prima che il mercato torni ad assestarsi, e secondo le attuali previsioni ci vorranno ancora degli anni prima che la domanda e l’offerta tornino ad un range normale.
