Nel dibattito sull’organizzazione del lavoro in Italia, il tema delle riunioni continua a occupare uno spazio centrale. Con esiti tutt’altro che rassicuranti. I dati più recenti restituiscono l’immagine di un sistema in cui il meeting è una pratica diffusa e consolidata, ma raramente percepita come uno strumento capace di generare valore reale. Nel dettaglio solo il 23% dei lavoratori italiani considera le riunioni a cui partecipa realmente produttive. Tale percezione negativa non deriva dalla scarsità di occasioni di confronto. Al contrario, le riunioni fanno parte integrante della settimana lavorativa della maggioranza dei dipendenti. Il 77% dei lavoratori partecipa regolarmente a uno o più incontri, con una frequenza che va da una a cinque riunioni settimanali. In tale contesto, anche la dimensione digitale ha assunto un ruolo stabile. Le videocall coinvolgono il 49% degli intervistati almeno una volta a settimana. Nonostante tale centralità, emergono richieste chiare di cambiamento.
Lavoratori in Italia poco convinti delle riunioni e non solo
Una parte consistente dei lavoratori auspica riunioni più orientate ai risultati, in grado di produrre decisioni e soluzioni concrete. Un altro segmento sottolinea invece la necessità di una maggiore preparazione e organizzazione degli incontri. Segnalando come spesso manchino obiettivi definiti e una gestione efficace del tempo. Tali aspettative indicano un disagio diffuso verso pratiche percepite come ripetitive o poco incisive.
In tale scenario, l’intelligenza artificiale potrebbe offrire un supporto significativo, ma la sua adozione appare ancora incompleta. Il 56% dei lavoratori italiani dichiara di non utilizzare strumenti basati sull’AI per la gestione o la preparazione dei meeting. Anche tra chi li impiega, l’uso resta circoscritto a singole funzioni. Come la preparazione di documenti, la ricerca di spunti creativi o la trascrizione automatica delle riunioni, senza una reale integrazione nei processi di lavoro quotidiani.
Alla base di tale situazione vi è un mix di fattori. Molti lavoratori esprimono un forte bisogno di formazione sull’utilizzo dell’AI e sulle buone pratiche per rendere più efficaci i momenti di confronto. Le PMI, in particolare, mostrano maggiori difficoltà nell’introduzione di soluzioni innovative. Spesso frenate da timori legati alla sicurezza dei dati e alla condivisione di documenti interni su piattaforme tecnologiche avanzate.
Le differenze generazionali contribuiscono a delineare un quadro articolato. I lavoratori under 35 si confermano più propensi alla sperimentazione, partecipano con maggiore frequenza alle riunioni da remoto e utilizzano più attivamente strumenti AI. Questa apertura suggerisce una possibile evoluzione futura delle pratiche lavorative, guidata da una maggiore familiarità con le tecnologie digitali. Infine, i dati rivelano un atteggiamento ambivalente nei confronti della leadership. La maggioranza dei lavoratori continua a preferire un responsabile umano. Mentre una quota significativa, pari al 24%, si dichiara pronta a sostituire il proprio superiore con un sistema AI.
