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Cosa cambia con il riallineamento delle accise per i carburanti?
Tale scenario è destinato a mutare con l’entrata in vigore della nuova manovra. Dal 1 gennaio 2026, il diesel costerà 3 centesimi in più al litro. Un incremento attribuibile esclusivamente alla revisione delle accise. La benzina, al contrario, beneficerà di una riduzione fiscale. Con l’effetto complessivo di accorciare la cosiddetta “forbice” di prezzo tra i due carburanti. Il risultato finale dipenderà anche dall’andamento del mercato, poiché in precedenti occasioni analoghe non sempre le riduzioni fiscali si sono tradotte in un calo dei prezzi.
Riguardo le finanze pubbliche, il riallineamento delle accise rappresenta una misura di peso. Nel periodo tra 2026 e 2030, l’effetto stimato per le casse dello Stato è di circa 2miliardi di euro. Una cifra significativa che si inserisce nella più ampia strategia di gestione delle entrate senza introdurre nuove imposte, ma intervenendo sulla struttura di quelle esistenti.
Anche considerando i cambiamenti in atto, il petrolio resta la principale fonte energetica del Paese. Coprendo il 37% della domanda complessiva. Seguito a breve distanza dal gas naturale, con una quota del 36,5%. Le rinnovabili hanno, invece, registrato una lieve flessione dello 0,9%. Dovuta soprattutto alla contrazione della produzione idroelettrica, diminuita del 20%. Il loro contributo rimane comunque rilevante, pari al 21,5% della domanda energetica totale. E al 39% della produzione di energia elettrica.
Riguardo i consumi petroliferi, il 2025 ha visto una riduzione complessiva del 2,8%. Influenzata dal forte calo della petrolchimica, che ha registrato una diminuzione del 37%. Ovvero pari a circa un milione di tonnellate. In controtendenza, i prodotti destinati alla mobilità hanno mostrato segnali di crescita, con la benzina in aumento del 3,8% e il jet fuel del 2,2%.








