Dopo trentacinque anni di storia, iRobot si è ritrovata a varcare la soglia del tribunale del Distretto del Delaware. La procedura di Chapter 11 è stata avviata come unica strada praticabile per affrontare una crisi finanziaria diventata soffocante. La comunicazione ufficiale ha chiarito che l’azienda, compresa iRobot, continuerà a operare durante la ristrutturazione, con servizi, app e assistenza destinati a restare attivi. È bastato questo a rassicurare il pubblico? Oppure il peso simbolico di una simile scelta ha lasciato un segno più profondo? L’iter giudiziario arriva dopo mesi di avvertimenti sulla scarsità di alternative e su una liquidità ridotta al minimo. Il percorso intrapreso ha reso evidente come una soluzione esterna al fallimento fosse ormai remota. Il nome che per anni ha dominato il mercato dei robot aspirapolvere ha così dovuto ammettere la fragilità di un modello messo sotto pressione da concorrenza aggressiva e margini in contrazione.
Da iRobot a Picea
Nel presentare le istanze al tribunale, la società ha ribadito la volontà di onorare gli impegni verso dipendenti e fornitori. La continuità operativa è stata descritta come un pilastro del processo, un messaggio necessario per evitare il panico tra clienti e partner. Dietro questa promessa, però, si cela una realtà più aspra: l’assetto societario è destinato a cambiare radicalmente. L’accordo di ristrutturazione prevede l’acquisizione totale da parte di Picea, con il conseguente ritiro di iRobot dai mercati regolamentati. Le azioni attualmente in circolazione verrebbero annullate, lasciando gli azionisti senza partecipazioni nella società riorganizzata.
Il ruolo di Picea non è emerso all’improvviso. Già a fine novembre il gruppo aveva assunto la posizione di principale creditore, rilevando diritti su un prestito cruciale e consolidando le proprie garanzie. Le proroghe concesse avevano solo rimandato l’inevitabile, in un contesto definito critico dai documenti societari. Il passaggio di controllo appare ora come l’epilogo logico di una dipendenza finanziaria crescente. Fondata nel 1990 in Massachusetts, iRobot aveva acceso l’immaginario collettivo con il primo Roomba nel 2002. Da allora il mercato è cambiato, invaso da produttori cinesi capaci di offrire prezzi più bassi e cicli di prodotto rapidi. Il tentativo di vendita ad Amazon, arenatosi sotto il peso delle verifiche regolatorie, aveva già mostrato la vulnerabilità del gruppo che faceva parte di iRobot. La revisione dell’offerta e il taglio dei prezzi non sono bastati a invertire la rotta.
