Negli ultimi giorni è emersa una pratica inattesa che riguarda Instagram e l’uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare la resa dei contenuti sui motori di ricerca. Secondo quanto riportato da 404 Media e confermato anche dalla redazione di Engadget, Meta avrebbe iniziato a generare in autonomia titoli e descrizioni destinati esclusivamente all’indicizzazione su Google, modificando il modo in cui i post vengono interpretati dal web senza alcuna comunicazione agli autori.
Una riscrittura invisibile ma molto invasiva
Il meccanismo non altera ciò che compare nell’app, ma agisce nei tag HTML delle pagine pubbliche, dove compaiono testi creati dall’AI con lo scopo di rendere i post più “attraenti” per la SEO. Per quanto riguarda la qualità, i risultati raccontano una situazione problematica. La riscrittura legata al post del giornalista Sam Chapman di Engadget ne è un esempio chiaro: il suo contenuto dedicato al gioco da tavolo Bloomhunter è stato trasformato in una descrizione che menziona Floramino, un puzzle game del tutto estraneo alla sua opera. L’algoritmo ha inventato un riferimento inesistente, rischiando di confondere chi cerca informazioni accurate.
Un effetto distorsivo che colpisce creativi e professionisti
Altri episodi riportati nel report mostrano come lo stile generato dall’AI assuma toni generici e artificiosi. Jeff VanderMeer ha notato che un suo semplice video che ritraeva un coniglio mentre mangia una banana è stato accompagnato da un titolo dalla sfumatura marcatamente clickbait, ben lontano dallo spirito con cui il contenuto era stato pubblicato. Una situazione simile è stata segnalata dal cosplayer Brian Dang, che ha definito “mediocri” i testi assegnati dall’AI, rimarcando come finiscano per rappresentare in modo poco fedele la propria identità artistica agli occhi di chi arriva ai contenuti tramite una ricerca online.
La conferma di Meta e un’unica scelta per gli utenti
Interpellata a riguardo, Meta ha riconosciuto l’uso dell’intelligenza artificiale per la creazione dei titoli destinati ai risultati di ricerca, sostenendo che lo scopo sia quello di “aiutare le persone a capire meglio i contenuti condivisi”. L’azienda ha anche avvertito che i testi generati potrebbero non essere accurati, lasciando intendere una certa tolleranza all’errore. Stando a quanto riportato, l’unico modo per evitare questa riscrittura automatica è disattivare completamente l’indicizzazione del profilo, rinunciando a qualsiasi forma di visibilità sui motori di ricerca.
