L’arrivo di un oggetto interstellare nel nostro Sistema solare suscita sempre un certo fascino, ma 3I/ATLAS ha catturato l’attenzione degli scienziati in modo particolare. Tra agosto e ottobre 2025, l’Atacama Large Millimeter/Submillimeter Array (ALMA) ha osservato tracce chimiche davvero interessanti nelle sue emissioni: metanolo (CH₃OH) e idrogeno cianuro (HCN), due molecole che sulla Terra sono strettamente legate ai processi della vita, sia come precursori di aminoacidi e zuccheri sia come componenti di molecole essenziali come l’adenina.
ALMA rileva metanolo e HCN in 3I/ATLAS: possibili tracce prebiotiche
Ciò che sorprende non è tanto la presenza di queste sostanze — già rilevate in altre comete — quanto il loro comportamento e la distribuzione. L’HCN sembra provenire principalmente dal nucleo di 3I/ATLAS, mentre il metanolo è abbondante soprattutto nella direzione del Sole e persino nei getti di gas a oltre 258 chilometri dal corpo principale. Questo suggerisce che le due molecole seguano dinamiche diverse: il metanolo appare più “mobile” e sensibile alle condizioni ambientali, mentre il cianuro rimane concentrato alla fonte.
Un altro elemento che sta facendo discutere è il rapporto tra metanolo e HCN: valori pari a 124 e 79 nelle due osservazioni principali. Numeri così alti sono rari persino tra le comete del nostro Sistema solare, superati solo da un corpo già considerato anomalo, C/2016 R2. Queste proporzioni raccontano qualcosa sull’ambiente in cui 3I/ATLAS si è formato: probabilmente una zona ricca di ghiacci organici complessi, in grado di favorire la chimica prebiotica.
Cosa rivela 3I/ATLAS sulla nascita delle molecole della vita oltre il Sistema solare
Il metanolo, infatti, è fondamentale nei processi che portano alla formazione di zuccheri e aminoacidi, mentre l’HCN è una sostanza più ambivalente: tossica in grandi quantità ma indispensabile in piccole dosi per costruire mattoni della vita come il DNA e l’RNA. La combinazione osservata suggerisce quindi un ambiente relativamente “amichevole”, con alta disponibilità di precursori organici e meno composto tossico.
L’astrofisico Avi Loeb, con la sua solita ironia, parla di oggetti interstellari come “giardinieri cosmici” o “serial killer spaziali”, sottolineando quanto il loro studio sia cruciale per capire se la chimica adatta alla vita sia comune nella Galassia. Nel caso di 3I/ATLAS, il bilancio sembra pendere verso l’ottimismo: mentre l’oggetto prosegue la sua corsa oltre il Sistema solare, lascia dietro di sé un racconto chimico che potrebbe aiutarci a comprendere meglio come la vita, o almeno i suoi ingredienti fondamentali, possano viaggiare tra le stelle. Ogni nuova osservazione ci avvicina un po’ di più a capire se l’Universo sia disseminato di molecole amichevoli o ostili alla vita come la conosciamo.
