L’osservazione più distante mai attribuita a una supernova è stata confermata di recente. Ciò grazie a una campagna coordinata che ha coinvolto il telescopio spaziale James Webb. Insieme a diversi osservatori distribuiti nel mondo. La rilevazione riguarda un’esplosione stellare avvenuta circa 13 miliardi di anni fa. Un periodo in cui l’universo aveva soltanto 730 milioni di anni. La scoperta, annunciata dall’Agenzia Spaziale Europea, rappresenta un passo avanti nello studio delle prime fasi cosmiche. Inoltre, ridefinisce i limiti dell’osservabilità dell’universo primordiale. Secondo gli autori dello studio, la distanza temporale dell’evento supera ogni precedente rilevamento legato a supernove associate a lampi di raggi gamma. Spostando di oltre un miliardo di anni il record precedente. È un risultato che mette in evidenza non solo la sensibilità degli strumenti utilizzati. Ma anche la crescente capacità di seguire fenomeni che risalgono alle prime generazioni stellari.
Svelata una supernova di 13 miliardi di anni fa attraverso i raggi gamma
L’analisi effettuata dal Webb ha permesso di distinguere una singola stella in un’epoca in cui la struttura cosmica era ancora in formazione. La ricostruzione dell’evento mostra un frammento luminoso appena percepibile. Un segnale minimo che apre, però, una finestra preziosa sulla morte delle stelle nate nelle condizioni primitive del cosmo.
Uno degli aspetti più inattesi riguarda la natura dell’esplosione. Per anni, la ricerca ha ipotizzato che le prime stelle, caratterizzate da scarse quantità di elementi pesanti, potessero avere modalità di collasso differenti rispetto alle supernove osservate nell’universo più vicino a noi. I dati ottenuti dal team, e sottolineati dal ricercatore Nial Tanvir, indicano invece una sorprendente somiglianza tra tale antica supernova e quelle moderne. Un risultato che solleva interrogativi sulla reale variabilità dei meccanismi di esplosione attraverso le epoche cosmiche e mette in discussione alcune teorie sulla evoluzione chimica delle prime galassie.
Forti del risultato, i ricercatori hanno ottenuto l’autorizzazione per ulteriori campagne osservative dedicate ai lampi gamma del primo miliardo di anni cosmici. L’obiettivo è sfruttare la potenza del Webb per tracciare nuove impronte spettrali delle galassie più antiche. Con la prospettiva di approfondire la conoscenza dei processi che hanno plasmato l’universo nelle sue origini.
