Sembrava fatta, no? Per anni abbiamo sentito ripetere, come un mantra, che il motore a combustione interna era una reliquia, un cimelio destinato a un’onorevole, ma rapida, pensione. L’auto termica era sull’orlo dell’estinzione, pronta a essere sostituita da un futuro elettrico scintillante, silenzioso e inarrestabile. E invece, eccoci qui, a qualche anno dalla presunta data di scadenza, a raccontare una storia completamente diversa, un vero e proprio colpo di scena automobilistico che sta riscrivendo il copione della transizione.
Transizione EV in stallo: il termico torna a crescere
La realtà, come spesso accade, è molto più complessa e ricca di sfumature di quanto i titoli dei giornali vogliano far credere. Se guardiamo ai numeri, quelli freddi e oggettivi di una ricerca autorevole come quella condotta da Ernst & Young, ci rendiamo conto che benzina e diesel non solo non sono affatto morti, ma stanno vivendo una sorprendente seconda giovinezza. Immaginate lo stupore degli analisti: la metà esatta delle persone che in questi giorni sta meditando l’acquisto di una macchina nuova o usata, con l’idea di finalizzare l’affare entro i prossimi due anni, ha puntato il dito proprio su un modello tradizionale, con un buon vecchio motore a scoppio sotto il cofano.
Questo dato non è statico, anzi: rappresenta un balzo in avanti significativo, un aumento del 13% rispetto alle intenzioni d’acquisto registrate nell’anno precedente. È un segnale che non si può ignorare, un vento di ritorno che sta spiazzando chi era convinto di aver già scritto la parola fine sull’era termica.
E l’elettrico, che fine ha fatto? Quel futuro che sembrava in discesa e privo di ostacoli, ha incontrato una salita inaspettata. Oggi, le auto a batteria, pur restando centrali nel dibattito, scendono al 14% nelle intenzioni d’acquisto. Un trend speculare si nota per le ibride, che si fermano un paio di punti percentuali più in alto, al 16%. Ma c’è un elemento ancora più rivelatore del cambiamento in atto, una spia che si accende sul cruscotto delle ambizioni ‘green’: tra chi aveva già deciso di passare all’elettrico, un terzo abbondante—il 36% per l’esattezza—sta frenando. Si prendono una pausa di riflessione, o preferiscono rimandare l’acquisto, e il motivo è spesso legato agli sviluppi geopolitici che rendono il panorama economico e l’approvvigionamento energetico meno prevedibile. L’incertezza, insomma, è diventata un fattore decisivo.
A rendere il quadro ancora più interessante e, per certi versi, caotico, è l’intrusione della politica. Non è un caso che in giro per il mondo i governi stiano ricalibrando le loro posizioni. Negli Stati Uniti, ad esempio, si parla apertamente di allentare gli standard su consumi ed emissioni che erano stati promessi, un segnale chiaro che la rotta può cambiare con un cambio di amministrazione. In Europa, il dibattito si fa sempre più acceso sulla revisione della tabella di marcia che avrebbe dovuto decretare la fine definitiva dei motori termici. Questo ondeggiare politico inietta una dose di confusione nel mercato, proprio nel momento in cui i consumatori cercano stabilità e soprattutto chiarezza sulle regole che domani saranno in vigore. L’elettrico, nonostante i passi da gigante della tecnologia, non riesce ancora a offrire quel senso di rassicurante normalità che per decenni è stato garantito dalla pompa di benzina sotto casa.
Ricariche, geopolitica e dubbi: perché l’EV perde slancio
E poi, c’è la quotidianità, l’ostacolo più pratico e tangibile: le infrastrutture. Chi sta pensando seriamente a un’auto elettrica si trova ancora a dover fare i conti con la famigerata “ansia da autonomia”, che non è solo una paura astratta, ma il terrore molto concreto di non trovare un punto di ricarica funzionante proprio quando il contatore segna rosso.
Nelle grandi città, certo, le cose migliorano, ma appena ci si sposta in provincia, o si affronta un viaggio più lungo, la ricerca di una colonnina si trasforma in una caccia al tesoro logorante. E quando finalmente si trova, il tempo richiesto per fare il “pieno” è spesso incompatibile con il ritmo frenetico delle nostre vite. Non si tratta di pigrizia, ma di banale gestione del tempo in un mondo che va sempre più veloce.
Tutto questo non è un necrologio per l’auto elettrica, sia chiaro. È piuttosto un bagno di realtà che ci ricorda come le grandi transizioni tecnologiche siano processi lunghi e tortuosi, non sprint brucianti. Quello che stiamo vedendo è un rallentamento, una pausa di riflessione dettata da incertezze globali, ritardi infrastrutturali e un legittimo bisogno di rassicurazione da parte di chi deve spendere i propri soldi.
In questo scenario inatteso, l’auto endotermica, data per spacciata, si sta godendo un insperato ritorno sotto i riflettori, dimostrando che per mettere da parte la vecchia guardia, in Italia come nel resto del mondo, servirà molto più di un semplice annuncio politico. Il motore tradizionale, insomma, non ha ancora intenzione di cedere la corona, e la conversazione sul futuro della mobilità si fa, di nuovo, più interessante e, soprattutto, meno scontata.
