Galaxy Z TriFold rappresenta uno dei progetti più ambiziosi di Samsung nel mondo dei pieghevoli. Le scelte ingegneristiche adottate suggeriscono un lavoro più accurato rispetto alla prima generazione di foldable, un miglioramento evidente se si pensa al debutto del primo Galaxy Fold, rinviato dopo i problemi riscontrati dai recensori nelle prime prove. Il TriFold nasce già più solido, segno dell’esperienza accumulata nel corso degli anni.
La mancanza della Flex Mode e le ragioni tecniche
Nonostante i progressi, il TriFold mostra il limite tipico dei prodotti d’esordio: l’assenza della modalità Flex, una delle funzioni più riconoscibili dei pieghevoli Samsung. Questa modalità permette alla One UI di adattare l’interfaccia in base alla posizione della cerniera, dividendo lo schermo in due aree quando il dispositivo è piegato a circa 90 gradi. È la caratteristica che trasforma i Fold in piccoli “laptop”, con i controlli nella parte inferiore e l’app attiva in quella superiore.
Sul TriFold, però, questa esperienza sparisce. La struttura a tre sezioni non consente un utilizzo stabile in posizioni intermedie tra chiuso e completamente aperto. Anche considerando la possibilità di piegare il pannello sinistro per simulare una tastiera, il peso risulterebbe troppo sbilanciato e il dispositivo non riuscirebbe a mantenere una posizione verticale senza un supporto aggiuntivo. Una modalità del genere sarebbe quindi poco pratica e difficilmente integrabile nell’uso quotidiano.
Un confronto inevitabile e una questione di compromessi
L’assenza della Flex Mode non è un dettaglio trascurabile: è il risultato diretto del modo in cui Samsung ha progettato l’apertura del TriFold. Al contrario, dispositivi come il Mate XT Ultimate riescono a offrire più configurazioni, ma a costo di una struttura meno solida. In sostanza, si tratta di valutare cosa privilegiare tra flessibilità d’uso e robustezza complessiva.
Il Galaxy Z TriFold offre un approccio più lineare: si passa dalla modalità a schermo singolo a quella tablet, senza forme intermedie. .
