La diffusione dei droni civili sta creando problemi sempre più frequenti alla sicurezza di aeroporti, centrali, eventi pubblici e aree sensibili. Per contrastare possibili intrusioni, un gruppo di ricercatori dell’Università Julius Maximilian di Würzburg ha progettato un sistema totalmente autonomo in grado di identificare, inseguire e bloccare un drone non autorizzato mentre è in volo. L’obiettivo è evitare danni collaterali, ridurre i rischi per le persone e fornire alle forze dell’ordine uno strumento rapido ed efficace.
Il progetto nasce anni fa nell’ambito del programma MIDRAS, ideato per studiare soluzioni concrete alla difesa aerea civile contro UAV pericolosi. Le prime dimostrazioni pubbliche avvennero nel 2020 e convinsero immediatamente le autorità sulla solidità dell’approccio. Da quelle basi è poi stato sviluppato IDAS (Innovative Drone Defence System), la versione più evoluta e raffinata dell’intercettore.
Una delle decisioni fondamentali emerse nel dialogo con la polizia riguarda la scelta del mezzo: invece di una flotta di piccoli droni coordinati, si è optato per un singolo velivolo più grande, affidabile e immediato da utilizzare. Le unità di sicurezza devono solo dare il comando di avvio; dal decollo in poi, tutta la missione viene gestita dal sistema senza ulteriori interventi umani.
Come funziona la rilevazione del target
Il cuore tecnologico del velivolo è la sua capacità di analizzare autonomamente ciò che accade nello spazio aereo. Una combinazione di sensori LiDAR, visione computerizzata e algoritmi di intelligenza artificiale permette al drone di individuare un oggetto in movimento, tracciarne la traiettoria e valutarne la natura. Grazie all’AI, il sistema distingue un drone da un uccello o da un oggetto innocuo, riducendo drasticamente i falsi allarmi. Solo quando la minaccia è confermata, l’intercettore si posiziona dietro il veicolo intruso e si prepara all’azione.
La parte più distintiva del progetto è il metodo di cattura: una rete che si apre in volo e avvolge il drone ostile senza distruggerlo. Le forze dell’ordine hanno spesso necessità di analizzare il velivolo recuperato per identificarne il proprietario, studiarne le modifiche o verificare la presenza di componenti sospetti. Per questo la rete è progettata per bloccare il bersaglio applicando la forza minima indispensabile, evitando frammentazioni pericolose.
Dopo la cattura, l’intercettore trasporta l’UAV verso un punto di atterraggio sicuro, già definito nei parametri di missione. Anche questa fase è completamente autonoma, garantendo tempi di recupero molto rapidi e minimizzando il rischio di interferenze.
Il drone è pensato per operare in scenari complessi come aeroporti, fiere, concerti o eventi sportivi, dove la velocità di reazione è fondamentale e dove un approccio manuale sarebbe troppo lento o pericoloso. L’obiettivo del team di ricerca è ora espandere ulteriormente le capacità del sistema, anche se non sono stati ancora annunciati nuovi progetti ufficiali. I ricercatori, tuttavia, hanno confermato che diverse evoluzioni sono già in fase di sperimentazione.
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