Dobbiamo ammetterlo, la Suzuki Jimny è sempre stata quella mosca bianca, quel piccolo fuoristrada che tutti, segretamente o apertamente, hanno amato alla follia. Non è una macchina pensata per correre, non ha l’aria condizionata tri-zona e non sfoggia centinaia di cavalli sotto il cofano come i SUV pompatissimi che si vedono in giro. Eppure, con quelle sue forme da scatola, la sua semplicità quasi spartana e la sua proverbiale robustezza, è riuscita a conquistare il cuore di un’intera generazione di appassionati. È quel tipo di auto che ti fa sentire capace di scalare una montagna, anche se stai solo cercando parcheggio in centro. Una vera e propria icona, insomma, che va ben oltre i numeri di vendita.
Jimny, il piccolo fuoristrada iconico che Suzuki non trasformerà in pickup
Peccato che in Europa, per un po’, questa favola abbia subito una vera e propria frenata d’emergenza. Tra normative sulle emissioni sempre più rigide e l’aria pesante che grava sui motori tradizionali, alla fine il piccolo fuoristrada ha dovuto alzare bandiera bianca ed essere ritirato dal mercato delle auto “civili”, relegato a veicolo commerciale o costringendo i fan a cercarlo nell’usato. Un vero peccato, che ci ha lasciato con l’amaro in bocca. In Giappone, per fortuna, è tutta un’altra musica: lì la Jimny continua a sfrecciare, amata per la sua onestà meccanica e per la sua abilità di intrufolarsi ovunque senza farsi troppi problemi.
Ed è proprio questa devozione che ha alimentato, per anni, un sogno quasi ossessivo tra gli amanti del modello: la Jimny pickup. Un piccolo fuoristrada, sì, ma con un cassone dietro, pronto a trasportare attrezzi da lavoro, materiali o l’attrezzatura per il weekend fuori porta. L’idea non era campata in aria, anzi, eravamo stati noi fan a illuderci. Era il lontano 2018 quando Suzuki aveva svelato un concept chiamato Jimny Sierra Pickup Style al Salone di Tokyo, facendo scatenare l’entusiasmo generale. La speranza si era riaccesa anche con l’arrivo, qualche tempo fa, della versione a passo lungo, che sembrava aprire un varco per nuove declinazioni. “Dai, stavolta ci siamo per davvero”, pensavamo.
E invece, è arrivata la doccia fredda finale, direttamente dalle alte sfere. Il colpo di grazia ce l’ha dato in persona Takamitsu Sasaki, l’ingegnere capo di Suzuki, che senza troppi peli sulla lingua ha smorzato ogni entusiasmo. Ha spiegato che, nonostante tutto il rumore che si sente sui social e nei forum, i numeri non tornano. La domanda reale, quella che giustificherebbe un investimento così ingente nello sviluppo, semplicemente non è sufficiente. Ma non è solo una questione di bilanci e di freddi fogli Excel, c’è di mezzo un discorso di integrità meccanica del progetto.
Il motore e il telaio fermano la Jimny pickup, ma i fan non smettono di reinventarla
Sasaki ha spiegato chiaramente che non si può semplicemente tagliare un pezzo e attaccare un cassone. Quel telaio, così solido e fondamentale per le capacità off-road della Jimny, è stato progettato e calibrato per la versione standard e compatta che conosciamo. Trasformarla in un pickup, destinato a sopportare carichi pesanti, richiederebbe rinforzi strutturali importanti e un ripensamento non indifferente. E poi c’è il cuore del problema: il motore. Il piccolo ma onesto 1.5 litri da poco più di 100 cavalli è ciò che rende la Jimny la Jimny, mantenendo un equilibrio perfetto tra agilità, peso e guidabilità. Suzuki è stata irremovibile su questo punto: non vogliono montare motori più grandi, perché snaturerebbe l’auto stessa. La Jimny è “molto particolare sia per quanto riguarda la carrozzeria sia il motore”, e così deve restare.
Insomma, ufficialmente, il sogno della Jimny pickup è stato riposto nel cassetto. Ma c’è un dettaglio che i grandi colossi dell’auto non potranno mai controllare: la creatività sfrenata dei fan e del mercato aftermarket. Nel corso degli anni, tantissime aziende di personalizzazione hanno preso il piccolo fuoristrada e l’hanno stravolto, trasformandolo in un vero e proprio laboratorio di ingegno su quattro ruote. Ci sono Jimny elaborate in ogni salsa, versioni esagerate e, ovviamente, anche pickup non ufficiali realizzati con tanta passione. È un modo per dire ai vertici di Suzuki: “Voi potete fermare la produzione, ma non l’immaginazione”. Ed è un segnale bellissimo. Ci ricorda che l’iconicità di una macchina non si misura solo in centimetri o cavalli, ma nella sua capacità di accendere la fantasia di chi la guida e la ama, anche senza il benestare della casa madre. Finché la Jimny continuerà a far sognare, in un modo o nell’altro, continuerà a sorprenderci.
