C’è qualcosa di quasi surreale nel pensare che un aereo moderno, pieno di ridondanze, controlli incrociati e software raffinati, possa inciampare… in un raggio cosmico particolarmente aggressivo. Eppure è esattamente lo scenario che ha messo in allerta Airbus e che ora sta muovendo migliaia di tecnici negli aeroporti di mezzo mondo. L’azienda ha chiesto alle compagnie aeree di effettuare un rollback urgente del software installato sulla famiglia A320, parliamo di circa seimila velivoli, dopo aver collegato un’anomalia recente a una possibile “corruzione” dei dati di volo causata da un picco di attività solare. È una di quelle situazioni in cui ci si rende conto che la tecnologia, per quanto sofisticata, deve comunque fare i conti con un universo poco interessato alle nostre certezze ingegneristiche.
Airbus costretta al rollback: un picco solare mette a rischio i sistemi A320
Tutto è partito da un episodio del 30 ottobre, quando un A321 della JetBlue ha improvvisamente iniziato a comportarsi in modo strano nel nord-est degli Stati Uniti. Niente effetti speciali hollywoodiani, ma abbastanza da far preoccupare l’equipaggio: comandi che reagivano in maniera inattesa, l’elevatore e gli alettoni che non seguivano esattamente la logica abituale. I piloti hanno deciso di dirottare l’aereo e diversi passeggeri hanno riportato ferite dovute al brusco movimento. Da lì è iniziata un’indagine molto scrupolosa, perché quando un sistema fly-by-wire con tripla ridondanza sbaglia, la domanda automatica è: “com’è possibile?”.
Gli esperti hanno scoperto che l’ultima versione del software non gestiva bene un’insolita combinazione di input. Non un bug da manuale, ma una sorta di confluenza rara fra variabili che solitamente non si incontrano. In quelle stesse ore, l’attività solare era particolarmente intensa, abbastanza da poter alterare dati delicati all’interno dei sistemi di controllo. Mettendo insieme i pezzi, Airbus ha preferito non correre rischi e ha suggerito di tornare a una release precedente, giudicata stabile e testata più a lungo.
Il bello — o il complicato — è che gli aggiornamenti possono essere svolti in aeroporto, senza portare ogni aereo in hangar, ma non tutta la flotta se la caverà così facilmente: una piccola percentuale richiede anche la sostituzione di un componente hardware, e questo sta già creando i primi ritardi nei programmi di volo. Le autorità europee e britanniche hanno avvisato i passeggeri che qualche disagio improvviso è possibile nelle prossime settimane.
Chi lavora nel settore conosce bene il concetto di bit flip, quei microscopici errori provocati da radiazioni che colpiscono i chip nel momento meno opportuno. Sono fenomeni rari, schermati da sistemi di correzione d’errore e protocolli multipli, ma ogni tanto capita l’eccezione, l’incastro perfetto fra hardware, software e ambiente che rivela una vulnerabilità dove non ci si aspettava nulla.
Nel frattempo le compagnie stanno completando i rollback e Airbus continua a ricostruire l’intera sequenza degli eventi. La loro nota ufficiale è prudente ma chiara: il disagio è reale, i ritardi pure, ma la priorità resta sempre la stessa — la sicurezza, anche quando significa fermarsi un attimo, guardare il cielo e ricordarsi che là fuori succedono cose che non possiamo del tutto controllare.
