
Cerchia e Foto
Google compie un altro passo verso la piena fusione tra ricerca visiva e intelligenza artificiale. Dopo mesi di test, la funzione “Cerchia e cerca” (Circle to Search) viene ora integrata direttamente in Gemini, eliminando del tutto passaggi intermedi come screenshot o menu separati. È un’evoluzione naturale ma decisiva, che trasforma il gesto più intuitivo di Android in una porta d’accesso diretta all’AI di Google.
Da Lens a Gemini: un cerchio che si chiude
Quando debuttò, “Cerchia e cerca” era già un piccolo miracolo di ergonomia digitale: bastava cerchiare con un dito un oggetto sullo schermo per ottenere informazioni, grazie al riconoscimento visivo di Google Lens. Ora quella base tecnologica diventa il motore di un’interazione completamente nuova.
All’interno di Gemini, infatti, la funzione — chiamata internamente “Circle Screen” — permette di selezionare qualsiasi elemento visivo su display e ricevere immediatamente risposte, approfondimenti o analisi contestuali. Non si tratta solo di riconoscere un prodotto o un luogo, ma di contestualizzare ciò che si vede con un livello di comprensione testuale e semantica più profondo.
Come funziona Circle Screen
Il funzionamento rimane semplice e familiare. L’utente cerchia un elemento sullo schermo e, anziché avviare Lens, Gemini interpreta direttamente la selezione. Può descrivere l’oggetto, fornire recensioni, confronti, link di acquisto o anche spiegazioni più ampie a seconda del contesto.
La differenza principale sta nel gesto di attivazione: invece della classica pressione prolungata sul tasto Home, la versione Gemini si lancia con uno swipe diagonale dal bordo inferiore del display, in linea con le nuove gesture dell’assistente AI.
Come mostrato in alcune clip condivise da Android Authority, la risposta dell’assistente è istantanea e accompagnata da un’interfaccia ridisegnata: il classico bagliore colorato intorno alla “pillola” scompare, sostituito da un effetto luminoso che si espande lungo i bordi dello schermo, a richiamare la presenza “diffusa” dell’AI.
Un’interazione più naturale e contestuale
Il vero punto di forza di questa integrazione è la continuità esperienziale: Gemini non richiede più di cambiare app o modalità, ma diventa parte dell’interfaccia stessa. Si passa così da un sistema di ricerca “a comando” a uno capace di capire cosa stai osservando e di risponderti in tempo reale, mantenendo il contesto visivo. È un’evoluzione che porta Android più vicino al concetto di “intelligenza ambientale”, in cui l’AI non è più un’app da aprire, ma una presenza costante, pronta a intervenire ovunque serva.
