Il percorso del nuovo regolamento europeo contro la diffusione di materiale pedopornografico avanza con un passaggio importante. La Germania, dopo settimane di incertezza, ha infatti espresso il proprio sostegno alla versione aggiornata del testo, cancellando l’obbligo per piattaforme come WhatsApp e Telegram di scansionare i messaggi privati degli utenti. Il cambiamento ha sbloccato una situazione complessa, permettendo alla proposta di superare il voto del Coreper, dove i rappresentanti dei 27 Paesi hanno analizzato le ultime modifiche.
Un regolamento che mette anche whatsapp al centro del dibattito europeo
Il regolamento non impone più controlli automatici sui messaggi cifrati. Le aziende potranno decidere autonomamente se adottare strumenti tecnici capaci di rilevare contenuti illegali. I contrari alla misura sono rimasti tre: Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Polonia. L’Italia ha scelto l’astensione, confermando una posizione già adottata nelle votazioni precedenti. Ora il testo torna al Consiglio dell’Unione europea, che si esprimerà l’8 o il 9 dicembre. Il voto sarà diretto e senza emendamenti. Se arriverà il sì, partirà la fase dei triloghi, l’ultima tappa prima dell’approvazione definitiva.
La domanda che divide governi, aziende e attivisti riguarda la reale volontà delle piattaforme di adottare sistemi così complessi per analizzare i messaggi cifrati. L’uso di tecnologie invasive su whatsapp o su altri servizi simili resta un tema delicato. Da un lato c’è chi ritiene necessario ogni mezzo per individuare materiale illegale. Dall’altro c’è chi teme che strumenti così sofisticati possano minare la fiducia degli utenti e creare rischi per la riservatezza.
La prima versione del regolamento aveva suscitato forti proteste proprio perché imponeva controlli obbligatori e automatizzati. La nuova impostazione elimina quell’obbligo, ma non risolve del tutto i dubbi. Le aziende dovrebbero investire molto per integrare sistemi in grado di analizzare messaggi cifrati end-to-end, una scelta costosa e spesso impopolare. Non è certo che decideranno di farlo. Le prossime settimane chiariranno se l’Europa riuscirà a trovare un compromesso che tuteli i minori senza mettere in discussione la sicurezza delle comunicazioni su whatsapp e sulle altre piattaforme.
