Il Parlamento Europeo propone un cambiamento profondo nelle politiche di protezione dei minori online. L’obiettivo è fissare a 16 anni l’età minima per accedere liberamente a social e piattaforme basate su intelligenza artificiale. I ragazzi più giovani potranno comunque utilizzare questi servizi, ma solo con il consenso dei genitori. Le istituzioni puntano a ridurre l’esposizione a feed algoritmici poco trasparenti e a contenuti non adeguati. I deputati sostengono inoltre la creazione di un sistema di verifica dell’età basato sull’eID europeo. La responsabilità delle piattaforme resta centrale. I servizi dovranno essere progettati pensando ai minori e non alla massimizzazione del tempo trascorso online. Entra in gioco anche un nuovo principio. I dirigenti senior potrebbero diventare responsabili diretti in caso di violazioni gravi e ripetute. La misura cambierebbe l’approccio delle big tech alla conformità normativa.
La proposta vieta inoltre molte pratiche progettate per trattenere gli utenti. Il Parlamento vuole limitare scorrimento infinito, riproduzione automatica e sistemi di ricompensa digitale. Gli algoritmi basati sul coinvolgimento potrebbero subire restrizioni severe. L’obiettivo è ridurre l’impatto dei contenuti tossici e delle dinamiche polarizzanti. Le piattaforme dovranno rinunciare a strategie persuasive che sfruttano vulnerabilità ed emozioni. L’influencer marketing rivolto ai minori finirà sotto osservazione. I dark pattern saranno affrontati nel nuovo Digital Fairness Act. Le regole coinvolgeranno anche il settore videoludico. Loot box e sistemi pay-to-progress non potranno essere mostrati ai minori. Il Parlamento chiede inoltre protezioni più solide per le piattaforme video, ancora troppo esposte a rischi non controllati.
Nuove sfide per l’IA generativa e un consenso pubblico in crescita. I minori devono essere tutelati online
L’intelligenza artificiale generativa amplifica i rischi. I deputati chiedono norme severe contro deepfake, chatbot di compagnia e agenti autonomi capaci di produrre immagini manipolate. I contenuti sintetici non consensuali colpiscono sempre più minori. La pressione regolatoria aumenta per impedire che tali strumenti vengano usati senza controlli. Le preoccupazioni dei cittadini sostengono questo percorso. I dati Eurobarometro mostrano un consenso quasi totale verso misure più rigide. Il timore per gli effetti sulla salute mentale cresce. Molti Stati stanno avviando verifiche dell’età, campagne educative e limiti all’uso degli smartphone. L’applicazione uniforme delle norme richiederà però risorse condivise.
Le piattaforme operano su scala globale e adottano policy non sempre compatibili con le linee europee. Il futuro vedrà un rafforzamento del DSA e nuove iniziative contro cyberbullismo e sfruttamento commerciale dei minori. Sarà cruciale anche contrastare lo sharenting, fenomeno ancora poco regolato ma molto diffuso.
