Quando Junghun Lee, CEO di Nexon, ha affermato all’inizio del mese che ormai “ogni azienda di videogiochi utilizza l’AI”, probabilmente non si aspettava la reazione decisa degli sviluppatori indie. Alex Kanaris-Sotiriou, co-fondatore di Polygon Treehouse, ha subito risposto con fermezza, sottolineando che per molti team indipendenti l’assenza di AI non è una mancanza, ma un vero e proprio vanto da mostrare. In un momento in cui l’industria punta tutto sugli strumenti generativi, questa posizione appare quasi ribelle, quasi nostalgica di un’epoca in cui tutto il processo creativo passava esclusivamente dalle mani degli sviluppatori.
Indie ribelli: il sigillo “No AI” conquista Steam e Itch.io
Da questa idea è nato il cosiddetto “bollino No AI”, un sigillo di garanzia che certifica: nessuna AI generativa è stata utilizzata durante lo sviluppo del gioco. L’icona dorata a forma di ingranaggio sta iniziando a comparire sulle pagine di Steam e Itch.io di titoli come Rosewater, Astral Ascent e Quarterstaff. Chi ha qualche anno di esperienza videoludica non potrà non notare un richiamo al famoso sigillo di qualità Nintendo: allora come oggi, il marchio vuole trasmettere un messaggio chiaro, solo che stavolta non riguarda la perfezione tecnica o grafica, ma il lavoro artigianale e l’autenticità del team.
Alcuni studi hanno scelto di andare oltre il semplice simbolo. D-Cell Games, autori di Unbeatable, hanno pubblicato una dichiarazione che sembra quasi un manifesto: “Ogni frame disegnato, ogni parola scritta… ogni momento imperfetto e disordinato perché lo siamo anche noi”. Per Jeffrey Chiao, usare l’AI significherebbe togliere energia creativa al team, ignorando al contempo questioni etiche e legali che non si possono sottovalutare.
Questa presa di posizione non potrebbe essere più distante dalle strategie dei colossi dell’industria. Square Enix integra sempre più AI nella valutazione della qualità, EA collabora con Stability AI, Microsoft sperimenta l’uso di algoritmi per generare gameplay, Ubisoft vede negli NPC generativi una rivoluzione pari al 3D, mentre Krafton punta su un approccio AI-first, invitando chi non è d’accordo a dimettersi.
Per gli indie, però, la vera magia nasce dai limiti e dagli ostacoli. Tom Eastman di Trinket Studios racconta di come la mancanza di tempo li abbia spinti a usare acquerelli veloci invece di disegni complessi: decisioni creative nate dal bisogno e non dalla comodità di un algoritmo. In un mercato dove budget e tempistiche diventano sempre più enormi, l’AI può sembrare una scorciatoia, ma per una parte importante degli sviluppatori indipendenti, è proprio l’imperfezione e il margine umano a fare la differenza. E, a quanto pare, anche i giocatori stanno imparando ad apprezzarla.
