
truffe telefoniche
La lotta contro lo spoofing telefonico — la pratica con cui truffatori e call center mascherano il proprio numero fingendosi italiani — inizia a dare risultati tangibili. A una settimana dall’attivazione del nuovo filtro anti-spoofing mobile, Agcom ha diffuso i primi dati forniti dagli operatori, e le cifre parlano chiaro: una media di 7,46 milioni di chiamate bloccate ogni giorno dai principali gestori nazionali.
Il filtro per numeri mobili entra nel vivo
La misura, entrata in vigore il 19 novembre, estende ai numeri mobili la protezione già introdotta in estate sulle linee fisse. L’obiettivo è impedire che chiamate provenienti dall’estero — ma con numerazioni italiane falsificate — raggiungano gli utenti, a eccezione dei casi legittimi di roaming.
In questa fase iniziale, TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre e Iliad hanno trasmesso ad Agcom i dati di monitoraggio relativi ai primi giorni di applicazione. Il risultato è un volume di traffico illecito sei volte superiore rispetto a quanto rilevato nella prima fase del programma, con percentuali di blocco che oscillano tra il 50% e il 90% del traffico in ingresso.
I dati nel dettaglio
Un primo operatore ha segnalato, tra il 19 e il 21 novembre, oltre 8,1 milioni di chiamate bloccate, circa 2,7 milioni al giorno, a cui si aggiungono 2,6 milioni di interventi nel weekend successivo. Un secondo gestore ha dichiarato di aver neutralizzato 8,3 milioni di chiamate illecite su 17 milioni ricevute complessivamente: una chiamata su due era spoofing. Ancora più impressionanti i dati del terzo operatore, che in una sola giornata ha bloccato 2,9 milioni di chiamate su 3,15 milioni totali, pari a una percentuale del 90%. Il quarto, infine, ha fermato circa 650.000 chiamate su 940.000 tra il 20 e il 23 novembre, con un’incidenza del 70%.
Una minaccia ancora in evoluzione
Secondo l’analisi dell’Autorità, il fenomeno non solo è più diffuso del previsto, ma sta anche evolvendo rapidamente. Molte delle attività di spoofing bloccate riguardavano numerazioni apparentemente italiane ma generate da server all’estero, con lo scopo di aggirare i filtri o trarre in inganno gli utenti.
Agcom sottolinea che i malintenzionati si stanno già spostando verso numerazioni internazionali, che non rientrano ancora nel perimetro del blocco automatico. Per questo motivo l’Autorità, insieme ai principali operatori, ha avviato una fase di vigilanza e tracciamento più approfondita, volta a risalire ai soggetti responsabili tramite sistemi di tracciamento regolamentati.
