L’idea che le città possano diventare autosufficienti, sostenibili e facilmente percorribili senza dover usare l’auto sembrava per anni un ideale irraggiungibile. Oggi, però, la città dei 15 minuti torna protagonista grazie a uno studio della Concordia University di Montreal che unisce urbanistica e energia pulita in un progetto concreto.
Il modello immagina centri abitati in cui supermercati, mercati agricoli, aree verdi e servizi essenziali siano sempre raggiungibili in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Ma la vera svolta è l’integrazione di fonti rinnovabili direttamente nelle strutture urbane, con pannelli fotovoltaici installati persino sui marciapiedi. Questi moduli solari servono a ricaricare veicoli elettrici utilizzati per trasportare prodotti agricoli locali, chiudendo un ciclo a impatto quasi zero.
Energia solare nei marciapiedi e agricoltura diffusa
Il progetto combina diversi elementi tra cui energia rinnovabile, trasporti green, agricoltura urbana e una rete di quartieri interconnessi per condividere risorse come cibo ed elettricità. L’obiettivo di tutto ciò? Ridurre gli spostamenti basati sui combustibili fossili e creare comunità più compatte e resilienti. Le simulazioni sfruttano tetti, facciate e lotti inutilizzati per coltivazioni urbane, mentre i pannelli fotovoltaici diventano parte del paesaggio cittadino. Come spiega la ricercatrice Caroline Hachem-Vermette, il modello vuole “integrare energia, mobilità e funzioni sociali” per avvicinare le persone ai servizi quotidiani.
Il modello teorico è stato applicato al quartiere West 5 di London, nell’Ontario, e i risultati confermano la solidità dell’approccio. Il quartiere diventa autosufficiente nella produzione di verdure destinando all’agricoltura urbana una piccola parte di tetti, facciate e superfici disponibili. La vera sorpresa però riguarda l’energia. Con l’integrazione dei marciapiedi fotovoltaici, i mezzi elettrici per il trasporto dei prodotti locali funzionano quasi interamente a energia solare, con un tempo di ammortamento degli impianti di soli 2,8 anni.
Le emissioni di carbonio diminuiscono del 98% grazie alla riduzione dei trasporti tradizionali e alla produzione locale del cibo. Il modello mostra anche una grande convenienza economica nel lungo periodo, dimostrando che un sistema urbano basato su risorse condivise può essere sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia di costi. Il gruppo di ricerca continuerà ora ad ampliare lo studio includendo scuole, uffici, strutture sanitari.
