L’inchiesta dello YouTuber Arun Maini, noto come MrWhosetheboss, offre uno sguardo raro e inquietante su come gli smartphone possano diventare strumenti di propaganda e non di libertà. Analizzando due dispositivi contrabbandati dalla Corea del Nord, ha scoperto un sistema di sorveglianza progettato per controllare ogni interazione dell’utente, a partire dalla scrittura dei messaggi. Infatti digitare parole come “Corea del Sud” è impossibile, perché il telefono le corregge automaticamente in “Stato fantoccio”, e molti termini sono sostituiti con asterischi. Il sistema avvisa persino quando si sta tentando di usare “parole proibite”. Trasforma così la tastiera in un filtro politico che impedisce di esprimere o addirittura concepire pensieri non in linea con il regime.
Smartphone come dispositivi di sorveglianza
Anche le funzioni apparentemente familiari degli smartphone nordcoreani, come browser, calendario o fotocamera, sono solo imitazioni delle app che conosciamo. Nessuno di questi telefoni accede a Internet. Le persone possono entrare solo in una rete chiusa, composta da siti approvati dallo Stato. Le impostazioni sono completamente bloccate. Non si può modificare il fuso orario, collegarsi a server esterni o installare nuove app senza un passaggio obbligato in un negozio governativo, dove ogni installazione viene approvata manualmente. Persino file e foto locali contengono firme digitali di controllo e contenuti provenienti dall’estero vengono eliminati automaticamente. In breve, ogni possibilità di comunicazione autonoma viene annullata.
Gli smartphone analizzati da Maini non limitano soltanto l’accesso all’informazione, ma registrano ciò che l’utente fa. Ogni volta che si apre un’applicazione viene catturato automaticamente uno screenshot, creando un archivio involontario della vita digitale del proprietario. Tale funzione, unita al blocco del Bluetooth, alla restrizione dei file e all’impossibilità di condividere contenuti liberamente, trasforma il telefono in una sorta di diario forzato. Uno strumento utile alle autorità per monitorare ogni comportamento sospetto.
Le app disponibili includono giochi filtrati, film stranieri modificati e contenuti propagandistici, mentre molte applicazioni non si aprono affatto. Il risultato è un dispositivo che non appartiene realmente al cittadino. Non è un mezzo di espressione, ma di sorveglianza. Come confermato anche da fonti come la BBC, questi telefoni rappresentano un esempio estremo di come uno Stato possa manipolare la tecnologia per limitare la libertà individuale.
