La crescente presenza di costellazioni satellitari in orbita bassa ha trasformato il panorama delle comunicazioni globali. Un sistema che rende le reti come Starlink elementi di interesse strategico in contesti di sicurezza nazionale. A tal proposito, un gruppo di ricercatori cinesi ha concentrato la propria attenzione sulla possibilità di interferire con la rete di SpaceX sopra Taiwan. Ciò illustrando, con un modello dettagliato, la complessità di una simile operazione. Lo studio fornisce una stima realistica delle risorse necessarie per un eventuale jamming su larga scala. A differenza dei satelliti geostazionari tradizionali, che restano fissi rispetto a un punto della superficie terrestre, i satelliti di Starlink si muovono continuamente. Cambiando orbita e connessione con i terminali a terra.
Ecco come è stata bloccata la rete Starlink
Ogni unità a terra si aggancia di volta in volta a un diverso satellite. Rendendo la rete un sistema dinamico e adattivo. Tale caratteristica significa che una singola interferenza radio può disturbare il segnale, ma non interrompere il servizio complessivo. Il network, infatti, si riorganizza rapidamente, passando a un altro satellite o variando la banda utilizzata. Il problema centrale, quindi, non è la capacità di generare disturbi, ma la possibilità di mantenerli persistenti.
Per affrontare tale sfida, il modello dei ricercatori propone un approccio distribuito e complesso. Basato su centinaia o migliaia di piattaforme mobili. Droni, palloni aerostatici o velivoli potrebbero essere equipaggiati con jammer indipendenti, sincronizzati tra loro per creare una barriera elettromagnetica continua. La simulazione distingue, inoltre, due tipi di antenne. Ovvero quelle a fascio largo, più semplici da orientare, ma meno potenti. E quelle a fascio stretto, con maggiore intensità ma richiedenti un puntamento millimetrico. Il modello calcola se un terminale Starlink rimarrebbe operativo o sarebbe saturato dal rumore circostante.
I risultati mostrano l’enorme scala dell’operazione: per coprire i circa 36.000 chilometri quadrati di Taiwan servirebbero almeno 935 piattaforme. Cifra che salirebbe a 2.000 utilizzando dispositivi meno potenti, nell’ordine dei 23 dBW. La complessità dell’operazione supera di gran lunga le tradizionali strategie di guerra elettronica, evidenziando le difficoltà di interferire con reti satellitari moderne.
L’analisi apre una riflessione più ampia sul ruolo delle infrastrutture spaziali nel contesto geopolitico. Con l’espansione delle costellazioni in orbita bassa, come quelli di Starlink, la protezione dei sistemi satellitari e la comprensione delle loro vulnerabilità saranno sempre più centrali nelle strategie nazionali e internazionali.
