Il processo globale riguardo la riduzione dei combustibili fossili risulta oggi ancora decisamente complesso. Tale scenario è emerso anche durante la recente COP30 a Belém, Brasile. Qui, infatti, anche considerando le richieste di oltre 80 Paesi per un impegno chiaro contro petrolio, gas e carbone, la dichiarazione finale non prevede una tabella di marcia vincolante. Una scelta che ha lasciato molte aspettative insoddisfatte. La conferenza è stata segnata da tensioni tra Stati produttori e nazioni più vulnerabili agli effetti del cambiamento del clima. Arabia Saudita, Russia e India hanno bloccato ogni riferimento obbligatorio alla riduzione dei combustibili fossili. Arrivando a minacciare il ritiro dai negoziati. La situazione è stata ulteriormente complicata da un incendio scoppiato in un’area del centro conferenze, che ha sospeso le sessioni per oltre sei ore. Al contempo, diversi Paesi, almeno 29 secondo fonti ufficiali, avevano indicato la possibilità di non approvare la risoluzione finale senza una roadmap chiara.
COP30: ecco cosa è emerso sulla riduzione dei combustibili fossili
Anche considerando l’assenza di un accordo vincolante sul fronte energetico, la COP30 ha prodotto risultati importanti sul piano finanziario. I Paesi più ricchi hanno promesso di triplicare i fondi per l’adattamento climatico entro il 2035. Destinando circa 120 miliardi di dollari ai Paesi più vulnerabili. In aggiunta, sono stati stanziati 135 milioni di dollari per il Fondo per l’adattamento. Rafforzando il supporto a chi subisce in misura maggiore gli effetti del riscaldamento globale.
Tra le novità introdotte vi sono strumenti come il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5. Pensati per favorire la collaborazione internazionale e agevolare la transizione verso fonti energetiche più sostenibili. Eppure, numerosi osservatori definiscono tali strumenti più simbolici che concreti. Ciò poiché privi di obblighi vincolanti. Anche l’Unione Europea, pur spingendo per un impegno concreto, ha trovato difficoltà nel condurre una posizione unitaria. Il tutto a causa della diversità delle situazioni interne. In Italia, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato la necessità di valutare i contenuti dei negoziati. Ed anche la disponibilità a partecipare al processo. La COP30 conferma che la transizione energetica globale resta una sfida complessa.
