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Pubblicità sui siti pirata: il paradosso dei grandi marchi cresce del 567% in tre anni

Secondo l’EUIPO, dal 2021 al 2024 le pubblicità dei grandi brand sui siti pirata sono aumentate del 567%, ma solo per effetto del crollo complessivo del mercato pubblicitario illegale.

scritto da Manuel De Pandis 25/11/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
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Il nuovo rapporto dell’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, ha messo in luce un dato che fa discutere: dal 2021 al 2024 le inserzioni di grandi marchi sui siti pirata sono aumentate del 567%. Un numero che a prima vista può sembrare allarmante, ma che in realtà racconta una dinamica più complessa, legata non tanto all’espansione della pubblicità “lecita” su portali illegali, quanto al drastico ridimensionamento complessivo del mercato pubblicitario di quel segmento.

Meno pubblicità totale, ma più peso ai brand

Nel 2021, le campagne dei marchi noti rappresentavano appena il 3% delle impression pubblicitarie sui siti pirata. Nel 2024 la percentuale è salita al 20%, ma il salto percentuale si spiega soprattutto con il crollo delle impression totali, scese da 146 miliardi a 28,3 miliardi in soli quattro anni, un calo dell’80%. In valori assoluti, la presenza dei brand è aumentata “solo” del 30%, mentre l’intero comparto dell’advertising illegale si è contratto in modo drammatico. La stessa tendenza riguarda la pubblicità fraudolenta o dannosa, che pur registrando un incremento percentuale del 250%, si è ridotta globalmente di oltre il 30% in termini di volume. In sintesi: la torta si è ristretta, ma le fette occupate dai marchi conosciuti sono diventate più visibili.

Il ruolo delle partnership interrotte

Secondo l’EUIPO, una delle cause principali di questa “ricomparsa” delle grandi aziende all’interno dei circuiti pirata sarebbe la fine, nel 2023, di diversi programmi di cooperazione tra istituzioni, agenzie pubblicitarie e piattaforme. Questi progetti avevano lo scopo di educare gli inserzionisti e prevenire l’apparizione involontaria dei loro banner su portali che diffondono contenuti protetti da copyright, attraverso strumenti di tracciamento e blacklisting. La loro sospensione ha lasciato scoperti molti intermediari, permettendo a parte delle campagne automatizzate di tornare a rimbalzare su network non verificati.

Crollano i ricavi dei siti pirata

Un altro aspetto significativo riguarda il lato economico dei siti stessi: i ricavi pubblicitari nei 18 Paesi UE monitorati sono crollati del 78%, passando da 102,5 milioni nel 2021 a 22 milioni nel 2024. Ciò significa che, in media, ognuno dei 7.250 siti analizzati guadagna appena 8,29 euro al giorno dai visitatori europei, cifra che sale a circa 91 euro considerando il traffico globale.

Un calo che conferma come la redditività della pirateria digitale in Europa stia diventando sempre più marginale, complice la crescita dei servizi streaming legali, dei blocchi DNS e delle azioni coordinate tra autorità e alleanze internazionali come ACE (Alliance for Creativity and Entertainment), a cui si è recentemente unita anche la UEFA.

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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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