Quando ANIE Rinnovabili ha letto finalmente la pubblicazione dei decreti 402/2025 e 403/2025, l’atmosfera nel settore è sembrata cambiare di colpo. Non perché qualcuno si aspettasse miracoli, ma perché la sensazione era quella di aver superato un primo, importante ostacolo dopo mesi di attesa. Le nuove graduatorie, quelle che decidono quali progetti agrivoltaici riceveranno gli incentivi, sono un tassello essenziale per far partire davvero i cantieri e trasformare in realtà l’idea – sempre più concreta – di un’Italia capace di produrre energia pulita senza strappare terreno all’agricoltura.
ANIE Rinnovabili: perché la scadenza del 2026 mette pressione ai progetti
L’agrivoltaico è un concetto che conquista facilmente: pannelli solari e campi coltivati che convivono, ognuno svolgendo il proprio ruolo senza intralciarsi. È un’immagine che racconta bene il tipo di futuro che molti immaginano per il Paese, un futuro in cui la transizione energetica non significa sacrificare la tradizione agricola. Ed è anche per questo che gli incentivi del PNRR pesano così tanto. Perché senza un sostegno economico e una direzione chiara, questa filiera non riesce a crescere con la velocità necessaria.
Eppure, dietro l’entusiasmo, c’è un’inquietudine che ormai nessuno prova più a nascondere. La famosa scadenza del 30 giugno 2026 incombe come un timer che corre troppo veloce. ANIE Rinnovabili lo dice senza giri di parole: con i ritardi accumulati finora e tutti i passaggi burocratici ancora da completare, rispettare quella data sembra quasi un esercizio di ottimismo estremo. Le autorizzazioni non arrivano da un giorno all’altro, le progettazioni richiedono tempo, i materiali vanno ordinati con largo anticipo, e avviare un cantiere non è mai un processo immediato. Tutto questo mentre l’orologio scorre.
Andrea Cristini, il presidente dell’associazione, ha messo sul tavolo quello che in molti già pensavano ma non avevano ancora detto apertamente: per evitare di perdere un’occasione così importante, servirebbe almeno un anno in più. Non una scusa per rallentare, ma una richiesta per lavorare con un margine di realismo che permetta agli impianti di nascere davvero, e non solo sulla carta. L’associazione, da parte sua, si dice pronta a collaborare con istituzioni e operatori per trovare soluzioni, velocizzare i processi e garantire che la spinta verso un’energia più pulita non si trasformi nell’ennesima corsa contro il tempo destinata a inciampare sulle proprie scadenze.
