Per decenni l’idea di installare nello spazio armi basate su fasci di particelle è rimasta un concetto da romanzo di fantascienza. Il principale ostacolo è sempre stato lo stesso: generare e gestire, con precisione estrema, l’energia necessaria per far funzionare sistemi così esigenti. La Cina afferma però di aver individuato una possibile soluzione. Un team guidato dall’ingegnere Su Zhenhua di DFH Satellite Co — il maggiore produttore nazionale di satelliti — ha annunciato la realizzazione di un prototipo capace di fornire quantità di energia mai raggiunte prima in un sistema destinato allo spazio, con un livello di sincronizzazione temporale eccezionalmente elevato.
Durante le prove a terra, il dispositivo avrebbe prodotto impulsi fino a 2,6 megawatt, mantenendo uno scarto temporale di appena 0,63 microsecondi. Si tratta di risultati particolarmente significativi, soprattutto se confrontati con le tecnologie attualmente in uso, che raramente superano il megawatt e operano con una precisione intorno al millisecondo. In pratica, il nuovo sistema sarebbe mille volte più accurato nell’erogazione dell’energia rispetto agli standard precedenti. Secondo il South China Morning Post, questa capacità potrebbe contribuire a superare uno dei principali limiti che finora hanno frenato la realizzazione concreta di armi a energia diretta in orbita, come laser ad alta potenza o fasci di particelle.
La difficoltà principale non è solo produrre una grande quantità di energia, ma distribuirla in modo rapidissimo e perfettamente controllato. Basti pensare agli acceleratori di particelle, che devono sincronizzare traiettorie di miliardi di atomi che viaggiano a velocità prossime a quella della luce: un minimo disallineamento basta a rendere il fascio inutilizzabile. Il prototipo cinese, grazie a un’architettura modulare e a un sistema di controllo adattivo, sarebbe in grado di gestire impulsi estremamente intensi mantenendo una stabilità mai vista prima.
La Cina propone satelliti innovativi che segnerebbero una svolta per le cosiddette armi spaziali
Sebbene il possibile impiego militare di una simile tecnologia sia evidente — permettendo in teoria di alimentare armi spaziali capaci di colpire satelliti o vettori in avvicinamento con grande rapidità — i ricercatori cinesi preferiscono porre l’accento sulle applicazioni civili. Una fonte energetica così precisa potrebbe migliorare profondamente sistemi lidar, comunicazioni laser ad alta larghezza di banda, propulsione elettrica efficiente per satelliti o strumenti di osservazione atmosferica basati su microonde.
Secondo vari analisti, quando laser e fasci di particelle diventeranno sistemi maturi, potrebbero ingaggiare più obiettivi in sequenza con costi quasi nulli per ogni “colpo”, attingendo esclusivamente all’energia accumulata dai pannelli solari a bordo.
Rimangono tuttavia interrogativi importanti: i satelliti moderni sono progettati per sopportare radiazioni intense e dispongono di schermature pensate per difendersi dalle particelle cariche provenienti dal Sole. Non è quindi chiaro se un’arma a fascio riuscirebbe davvero a superare queste protezioni senza ricorrere a potenze ancora più elevate, che al momento restano al di là delle tecnologie disponibili.
