Dimenticate pure le trame fantasiose delle serie TV sui giganti della Silicon Valley; questa vicenda è più vera e più torbida di qualunque fiction e ha come protagonista uno dei colossi che ha letteralmente costruito il mondo dei computer che usiamo oggi: Intel.
Intel affronta il caso più inquietante degli ultimi anni
Siamo nel pieno di un dramma aziendale che grida vendetta, e al centro del ciclone c’è un ex ingegnere, Jinfeng Luo, finito nel mirino di Intel per un’accusa che fa tremare i polsi: aver trafugato qualcosa come 18.000 file aziendali. Diciotto-mila! Pensate al volume, al peso specifico di una cifra del genere. Non stiamo parlando di appunti dimenticati, ma di dati sensibili, alcuni dei quali addirittura classificati come Top Secret. Già questo dettaglio basta a trasformare una semplice controversia lavorativa in un vero e proprio thriller di spionaggio industriale.
Luo non era l’ultimo arrivato, anzi. Aveva messo radici in Intel sin dal 2014, un veterano che però ha lasciato l’azienda in un momento già critico, quello del mega-ridimensionamento che ha portato a tagliare oltre 35.000 posti di lavoro in soli due anni. Ma il vero colpo di scena è accaduto proprio negli ultimi giorni di lavoro. Come in un film, una settimana prima di staccare la spina definitivamente, Luo tenta il colpaccio: provare a copiare l’enorme mole di dati su un disco esterno. Il sistema di sicurezza di Intel, però, è tutt’altro che ingenuo e gli sbatte la porta in faccia. Tentativo fallito.
Il mistero dei 18.000 file rubati
Ma l’ingegnere, evidentemente determinato, non si è arreso. Tre giorni dopo, ha ritentato e stavolta, con una mossa da manuale per chi sa come muoversi tra i server, il trasferimento è andato a buon fine, direzione un NAS personale. Una specie di cassaforte digitale segreta, a casa sua. E da quel momento, il buio più totale. L’ex dipendente è letteralmente sparito nel nulla. Immaginate la disperazione negli uffici legali di Intel, un colosso che non riesce a rintracciare un singolo uomo: hanno provato in tutti i modi – telefonate a vuoto, email senza risposta, persino posta tradizionale – ma niente, nessuna traccia, come se fosse evaporato insieme a quei 18.000 file.
A quel punto, non restava che una mossa: la causa legale. Intel ora pretende un risarcimento di 250.000 dollari – una cifra che in realtà è un modo per quantificare un danno che ritengono incalcolabile – e, cosa più importante, l’immediata restituzione di tutto quel materiale rubato. Ok, non è la prima volta che Intel si trova in queste situazioni. Ricordiamo il caso di un altro ex dipendente condannato per aver usato informazioni riservate per farsi assumere da Microsoft. Però questa volta, l’alone di mistero è infinitamente più denso. Nessuno sa dove sia Luo. E l’idea che qualcuno là fuori possa custodire tutti quei segreti industriali, appartenenti a una delle aziende più potenti e influenti del pianeta, rende la faccenda decisamente inquietante. È la dimostrazione che i veri colpi di scena, nel mondo della tecnologia, non avvengono mai sul set, ma nel cuore pulsante e segreto dei server aziendali. Una storia che è appena all’inizio.
