Una delle più grandi problematiche correlata all’energia nucleare senza dubbio è la gestione delle scorie, questa tipologia di produzione di energia infatti ha come sottoprodotti di fissione delle scorie nucleari che emettono radiazioni per migliaia o anche milioni di anni, a questo problema il genere umano ha trovato come soluzione quella di confinare le scorie all’interno di particolari contenitori in cemento in grado di limitare la fuoriuscita delle radiazioni e ovviamente la fuoriuscita di materiale che diffuso nell’ambiente potrebbe risultare particolarmente dannoso per ecosistema di esseri umani.
In particolare, tipo di scoria davvero molto pericolosa e lo iodio 129, quest’ultimo emette radiazioni per una durata di circa 15 milioni di anni e può essere particolarmente dannoso per l’essere umano del momento che può sostituirsi allo iodio utilizzato dalla tiroide per produrre gli ormoni tiroidei e dunque causare danni al sistema d’organo decisamente gravi, per la gestione di questo particolari isotopo i vari governi hanno trovato diverse soluzioni, l’America confina l’isotopo il contenitori rinchiusi poi nelle profondità della terra mentre la Francia sfrutta il metodo di diluizione dal momento che rilascia nell’ambiente marino quantità controllate che una volta diluite risultano meno dannose e dunque al di sotto dei livelli di sicurezza.
Lo studio del MIT
Continui di sviluppo del Massachusetts Institute of Technology guidato dalla professoressa Haruko Wainwright, ha condotto uno studio confrontando il metodo americano e il metodo francese per poi proporre una soluzione che consiste nell’attuare precedentemente al rilascio una micro filtrazione dello iodio 129 per cui procedere al suo interramento a profondità meno elevate rispetto a quelle utilizzate dagli Stati Uniti d’America.
Il metodo sviluppato dunque dal team di scienziati rappresenta una sorta di compromesso tra i due metodi messi a confronto dal momento che garantisce una minore diluizione nell’ambiente dell’isotopo pericoloso ma allo stesso tempo lo espone a rischi di contenimento poiché confinato a profondità più basse, questo rappresenta l’evidente compromesso ambientale che l’utilizzo di questa tecnologia impone dal momento che analizzando i depositi di iodio a livello dell’oceano Atlantico e nei fiumi americani emerge che comunque quest’ultimo è persistente è difficile da diminuire a tal punto da renderlo non rintracciabile.
