La rapida crescita dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo il settore tecnologico. Eppure, allo stesso tempo, sta mettendo sotto pressione le infrastrutture energetiche. Ogni algoritmo, immagine generata o conversazione con un chatbot richiede un’enorme quantità di calcolo. Tradotto in un consumo elettrico importante. Nel dettaglio, oggi i data center assorbono oltre l’1,5% dell’elettricità mondiale. Secondo stime recenti tale quota potrebbe triplicare entro il 2030. Una prospettiva che rende urgente il trovare soluzioni più sostenibili. In tale contesto, un gruppo di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore ha avanzato una proposta innovativa. Ovvero portare parte dei data center in orbita terrestre bassa. Le temperature estremamente basse e la disponibilità continua di energia solare dello Spazio potrebbero permettere ai server di operare senza interruzioni e senza emissioni di carbonio. Riducendo, allo stesso tempo, la pressione sulle reti elettriche terrestri.
L’AI nello Spazio per consumare meno energia?
I vantaggi rispetto ai data center tradizionali sono evidenti. Nelle città densamente popolate, il costo dei terreni e le esigenze di raffreddamento artificiale rendono tali strutture molto onerose. In orbita, il vuoto cosmico e il freddo diventerebbero strumenti naturali per dissipare il calore dei server. Limitando la necessità di impianti di climatizzazione e di grandi quantità di acqua ed energia.
I ricercatori hanno individuato due possibili approcci per sfruttare l’orbita. Il primo riguarda i data center edge, piccoli satelliti che elaborano localmente i dati raccolti da sensori o immagini. Inviando poi a Terra solo le informazioni essenziali. In tal modo si ridurrebbero drasticamente i volumi di trasmissione e il consumo energetico. Il secondo modello prevede vere costellazioni cloud, cluster di server orbitanti dotati di pannelli solari, radiatori e collegamenti ad alta velocità. I quali sarebbero capaci di gestire operazioni AI complesse.
Anche se i costi di lancio rimangono elevati, la fattibilità tecnica non è più un ostacolo. Le tecnologie necessarie, dai microprocessori compatti ai collegamenti laser intersatellitari, sono già disponibili. Aprendo la strada a infrastrutture computazionali più sostenibili. Secondo i ricercatori, l’adozione di server orbitanti potrebbe ampliare la capacità di calcolo globale senza aumentare le emissioni di carbonio o sovraccaricare le reti elettriche.
