Bill Gates spegne settanta candeline e, invece di una festa colossale o di un viaggio nello spazio, cosa decide di fare? Si regala una riflessione bella pesante, pubblicata online, che ha già fatto il giro del mondo e scatenato un vero eCi. Il fondatore di Microsoft, in pratica, ha detto a tutti: “Calma, non cadiamo nei falsi allarmismi sul cambiamento climatico”. Ora, detta da lui, che per anni è stato il paladino indiscusso della lotta al riscaldamento globale, questa frase suona a dir poco spiazzante. È quasi come se il capitano della nave, in piena tempesta, dicesse che forse non serve più aggrapparsi così forte al timone, perché tanto la nave in qualche modo galleggerà.
Gates rivede le priorità: meno allarmi, più soluzioni concrete
Gates ora sembra scommettere su un futuro che sarà sì difficile, ma non la catastrofe totale che molti dipingono. Certo, il clima impazzito continuerà a picchiare duro, specialmente sui Paesi più poveri che hanno meno colpe e meno strumenti per difendersi, ma non sarà la fine dell’umanità. “Le persone potranno continuare a vivere e prosperare nella maggior parte del pianeta”, scrive. Una visione decisamente più… rilassata, se vogliamo, rispetto ai toni decisamente più urgenti usati nel suo libro How to Avoid a Climate Disaster. Ricordate? Quello in cui l’urgenza era palpabile in ogni pagina.
Eppure, nonostante questo apparente cambio di rotta, non è che Gates abbia improvvisamente appeso la causa al chiodo. Anzi, continua a investire miliardi su miliardi in tecnologie verdi, startup di energia pulita e programmi per mitigare gli effetti più estremi del clima. Il punto è che queste sue nuove parole arrivano in un momento stranissimo: siamo a un passo dalla COP30 di Belém, il vertice mondiale che dovrebbe definire il futuro del pianeta, e lui che fa? Annuncia che non ci sarà.
E qui la faccenda si fa ancora più intricata e, per certi versi, preoccupante. A far discutere è il netto ridimensionamento di Breakthrough Energy, il fondo miliardario che lui stesso aveva creato nel 2015 per spingere la transizione ecologica. Il team dedicato alle politiche climatiche? Smantellato. Persino quel messaggio d’apertura molto forte sul sito ufficiale, quello che parlava di un cambiamento climatico “schiacciante” per le famiglie… puff, sparito. Rimosso. Difficile non leggerci un segnale di disincanto, o forse di stanchezza strategica.
Dal panico climatico al pragmatismo
Nel frattempo, la sua fondazione (Gates Foundation) ha già una data di chiusura fissata per il 2045, e lui, Bill, sembra molto più concentrato sul finanziare progetti di energia nucleare di nuova generazione e iniziative concrete per migliorare la vita nei Paesi poveri. È come se lo slogan fosse cambiato: da “salviamo il pianeta a tutti i costi” a “aiutiamo le persone a vivere meglio in un mondo che, ormai, è cambiato”.
È un approccio pragmatico, quasi da ingegnere che guarda i dati e ottimizza le risorse, o è un modo elegante per abbassare i toni e arrendersi all’inevitabile? Le sue stesse frasi sono un capolavoro di ambiguità: da un lato condanna il pessimismo climatico perché “distrarrebbe risorse dalle soluzioni efficaci”, ma dall’altro invita a non fissarci solo sulla temperatura come unico termometro del successo. Forse è un modo per dirci che la battaglia non si vince solo tagliando le emissioni, ma anche imparando a convivere con un pianeta che non sarà più quello di prima. Resta però il dubbio, che serpeggia tra gli analisti: questa improvvisa “moderazione” è frutto di sano realismo o di raffinata convenienza politica? In un’epoca in cui ogni parola sul clima pesa come un macigno elettorale, anche un settantesimo compleanno può diventare una mossa strategica.
