Alphabet ha scelto una via poco ortodossa per trasformare le idee più improbabili in potenziali soluzioni globali. All’interno della società madre di Google, infatti, opera X. Una divisione non collegata all’omonima piattaforma di Elon Musk. Rappresenta un laboratorio per esperimenti radicali. Qui, la regola non è evitare l’errore, ma imparare a riconoscerlo in fretta. Lo ha spiegato di recente Astro Teller, amministratore delegato di Alphabet X, durante un intervento alla conferenza TechCrunch Disrupt 2025. Secondo Teller, ogni progetto nato in X deve essere abbastanza audace da tentare di risolvere un problema di portata mondiale. Ma anche sufficientemente concreto da poter essere verificato attraverso un prototipo o un’ipotesi di prodotto. La condizione imprescindibile è l’esistenza di una tecnologia di svolta, capace di rendere almeno concepibile l’idea di una soluzione. Solo la combinazione di tali tre elementi trasforma una proposta in un “moonshot”, cioè in un esperimento che vale la pena esplorare. Se invece un progetto appare troppo realistico, non supera la selezione.
Alphabet X: ecco come funziona l’azienda
La procedura di valutazione è severa e pragmatica. Ogni proposta riceve un piccolo investimento iniziale con l’obiettivo di verificare rapidamente se regge alla prova dei fatti. Quando l’ipotesi si rivela insostenibile, viene archiviata senza esitazione. Se mostra potenziale, ottiene un sostegno aggiuntivo per il passo successivo. È un sistema che privilegia la rapidità nell’apprendere cosa non funziona, più che la ricerca immediata del successo. Il risultato è un tasso di riuscita del 2%, a fronte di oltre cento iniziative avviate ogni anno. Eppure, quasi la metà dei fondi investiti finisce su progetti considerati “oltraggiosamente buoni”, perché l’eliminazione precoce delle idee fragili libera spazio per quelle realmente promettenti.
L’esperienza di Alphabet X suggerisce che la vera innovazione non nasce dal successo immediato, ma dalla costruzione di un ambiente dove sbagliare è parte del metodo. In un settore che misura il valore solo in risultati, l’idea di fallire velocemente per progredire potrebbe rappresentare una vera svolta.
