La prossima missione sulla Luna, quella in cui l’umanità rimetterà finalmente piede sul suolo selenico, sembrava una cosa fatta, un contratto già firmato e sigillato col nome di Elon Musk e della sua Starship. E invece, nel giro di pochissimi giorni, tra un’intervista buttata lì in TV e qualche velenosa frecciatina sui social, è scoppiato un vero e proprio dramma spaziale. Quello che sembrava un matrimonio certo tra la NASA e SpaceX per riportare l’uomo sulla Luna con Artemis 3, beh, forse è destinato a finire con un divorzio anticipato.
La NASA riconsidera Artemis 3: SpaceX rischia il sorpasso di Blue Origin
A buttare la proverbiale bomba è stato Sean Duffy, un pezzo grosso della NASA, che in una recente apparizione ha fatto intendere senza troppi giri di parole che l’agenzia sta seriamente valutando di rimettere in discussione l’appalto per il lander lunare. Capito bene? Potrebbero riaprire la gara per un contratto da 2,9 miliardi di dollari che era stato assegnato in pompa magna a SpaceX nel lontano 2021. Un’iniziativa che, diciamocelo, non nasce dal nulla. Da mesi, nell’ambiente, c’è un malcontento palpabile per i continui rinvii. Starship, quel gigante d’acciaio che doveva essere il taxi degli astronauti dalla capsula Orion alla polvere lunare, procede con una lentezza esasperante. L’obiettivo iniziale era il 2024, poi si è slittati al 2025, quindi al 2026. Ora, si parla con aria rassegnata del 2027, se non addirittura del 2028. E i budget, ovviamente, lievitano.
Nel frattempo, a bordo campo, c’è qualcuno che aspetta solo di entrare in gioco. Parliamo di Jeff Bezos e della sua Blue Origin. Loro, per la cronaca, si sono già accaparrati il contratto per il lander di Artemis 5, con un accordo ancora più corposo da 3,4 miliardi di dollari firmato nel 2023. Se la NASA dovesse davvero dare il via libera a una nuova gara per Artemis 3, Bezos potrebbe non solo anticipare i tempi, ma prendersi di diritto una fetta decisamente più grande di quella torta lunare che tutti sognano.
La guerra dei miliardari sbarca sulla Luna
La reazione di Musk, come si può facilmente immaginare, non si è fatta attendere. L’imprenditore si è subito fiondato sulla sua piattaforma social (l’ex Twitter, ora X) per lanciare una battutaccia al vetriolo, sottolineando come Blue Origin non abbia mai spedito un carico utile “utile” in orbita, figuriamoci sulla Luna. La rivalità tra i due miliardari spaziali è sempre stata accesa, ma qui si sta giocando una partita molto seria, una vera e propria corsa contro il tempo e i concorrenti.
E qui casca l’asino, perché i ritardi non sono un problema solo di Starship. L’intero programma Artemis arranca: le nuove tute spaziali, fondamentali per le passeggiate lunari, sono in ritardo, le infrastrutture di lancio a terra non sono ancora a punto, e il modulo Orion ha ancora diverse fasi di test da completare. Insomma, al momento l’unica nota di successo resta Artemis 1, il volo senza equipaggio del 2022. Il prossimo passo, Artemis 2, che porterà quattro astronauti a fare un giro intorno alla Luna, è previsto per il 2026, ma anche questa data è ormai un’incognita.
Ma c’è un elemento che rende il tutto ancora più elettrizzante e pericoloso: la Cina. Pechino, in silenzio, sta procedendo a tappe forzate con il suo programma Chang’e e l’obiettivo è chiaro: far atterrare il suo equipaggio sulla Luna entro il 2030. Se i ritardi della NASA dovessero prolungarsi troppo, la Cina potrebbe battere gli Stati Uniti sul tempo, un affronto che Washington, che non tocca il suolo lunare dal lontano 1972, digerirebbe con estrema fatica. La nuova corsa allo spazio, insomma, non è solo una questione di ingegneria e contratti, ma un vero e proprio scontro geopolitico per la leadership del futuro. E mentre SpaceX continua a fare i suoi test di lancio, la tensione non fa che salire, ricordandoci che questa volta, la posta in gioco è ben più alta di una semplice bandiera da piantare.
