Pare che in Cina anche andare in bagno stia diventando un’esperienza… sponsorizzata. In alcuni bagni pubblici, infatti, la carta igienica non è più un bene immediatamente accessibile: per ottenerla bisogna prima guardare un breve video pubblicitario sul proprio smartphone. Il meccanismo è semplice (e un po’ surreale): si scansiona un QR code, parte lo spot, e solo dopo qualche secondo compare la tanto attesa carta. Chi non ha voglia di sorbirsi la pubblicità può saltare tutto pagando 0,5 yuan — circa sei centesimi di euro — per liberarsi, letteralmente, in pace.
Quando il bagno incontra la tech: in Cina serve guardare uno spot
L’idea è nata con buone intenzioni, o almeno così dicono le autorità locali: ridurre lo spreco di carta. In alcune zone, pare, la gente usava quantità industriali di rotoli pubblici, e così è arrivata la trovata “tecnologica”. Eppure, per molti cittadini l’iniziativa è stata accolta più con ironia e irritazione che con entusiasmo. Sui social, c’è chi scrive che piuttosto si porta la carta da casa, e chi scherza dicendo che “finalmente anche il bagno ha le sue pubblicità targettizzate”. Ma al di là delle battute, c’è chi fa notare un problema reale: non tutti hanno uno smartphone, e non tutti sanno usarlo. Cosa succede se una persona anziana non riesce a inquadrare il QR code, o se il telefono è scarico?
La scena si fa quasi grottesca se si pensa che non è neppure la prima volta che la Cina sperimenta soluzioni tecnologiche per gestire la carta igienica. Qualche anno fa, nei bagni del celebre Tempio del Cielo a Pechino, era stato introdotto un sistema di riconoscimento facciale per evitare che i visitatori prendessero troppa carta. Il distributore “riconosceva” il volto e forniva esattamente 60 centimetri per persona. Se si voleva un altro po’, bisognava aspettare nove minuti. Nove. In caso di emergenza, c’era comunque un addetto che poteva consegnarla a mano: una scena degna di un episodio di Black Mirror.
Al di là dell’aspetto comico, questa storia fa riflettere su quanto stiamo abituandoci a “pagare” l’accesso a tutto, anche con la nostra attenzione. Non solo dati, ora anche privacy e momenti di vita quotidiana. E chissà, magari tra qualche anno ci troveremo davvero a guardare una pubblicità prima di poter tirare lo sciacquone.
