Il mercato degli smartphone, e in particolare quello della fascia più economica, è divenuto un vero oceano di uniformità, dove monoliti neri si susseguono quasi a ritmo di metronomo, con schede tecniche che paiono uscite da un algoritmo impietoso e design che, senza mezzi termini, gridano “compromesso”. In questo contesto, di rado, un produttore meno blasonato osa un gesto coraggioso: un lampo di originalità capace di strapparsi al frastuono di fondo. È proprio questa la sensazione che mi ha avvolto nel momento in cui ho messo le mani sul Cubot X100, avvolto nella sua sgargiante colorazione Gold. Non si annuncia pronto a sfidare i top di gamma, né a equipaggiare la fotocamera più all’avanguardia. La vera scommessa è di altro tipo, visibile e concreta: un secondo schermo incastonato sul retro.
La domanda che mi ha accompagnato per tutta la prova è stata inevitabile e centrale: quella caratteristica così peculiare è davvero un’innovazione genuinamente utile, capace di arricchire l’uso quotidiano, oppure è solo un astuto trucco di marketing, un gimmick pensato per distogliere l’attenzione dai sacrifici necessari a mantenere il prezzo aggressivamente basso? Sul foglio, il dispositivo promette 5G, un processore di ultima generazione, una batteria capiente, 8 GB di RAM e 256 GB di archiviazione – sembra quasi troppo bello per essere vero.Nel corso di questa recensione ci imbarcheremo in un viaggio attraverso le mille sfumature del Cubot X100, dall’entusiasmante rituale dell’unboxing alle prove sul campo più meticolose. Metteremo a dura prova la sua potenza, scruteremo la tenacia della batteria, esamineremo la finezza del comparto fotografico e, soprattutto, cercheremo di capire se quel minuscolo schermo sul retro sia davvero il valore aggiunto che ci viene venduto o se si riveli solo una delicata illusione. Al momento può essere acquistato direttamente su Aliexpress.
Unboxing
Aprire la confezione di un dispositivo economico è spesso un’esperienza prevedibile, ma nel caso del Cubot X100 riserva una piacevole sorpresa che va controcorrente rispetto alle tendenze del mercato. La scatola, di un cartone nero semplice ma robusto, rivela subito un approccio orientato al valore. Al suo interno, oltre allo smartphone avvolto in una pellicola protettiva che ne riassume le caratteristiche principali, troviamo una dotazione che definirei completa. C’è un cavo USB-C, lo spillo per estrarre il carrellino della SIM, la manualistica di rito e, soprattutto, due elementi che non sono più scontati: un alimentatore da parete e una cover protettiva.
L’inclusione di un caricabatterie da 33W, capace di sfruttare la massima potenza di ricarica supportata dal telefono, è un punto a favore non trascurabile. In un’epoca in cui colossi come Apple e Samsung hanno rimosso questo accessorio dalle loro confezioni, citando ragioni ambientali ma di fatto trasferendo un costo aggiuntivo sul consumatore, la scelta di Cubot è una dichiarazione d’intenti. Si rivolge a un pubblico attento al portafoglio, che non vuole affrontare spese impreviste dopo l’acquisto. La cover in TPU trasparente, seppur semplice, è un altro dettaglio apprezzabile: è sufficientemente robusta per proteggere da graffi e piccoli urti fin dal primo giorno, evitando la ricerca affannosa di un accessorio compatibile. Ho notato anche la presenza di una pellicola protettiva pre-applicata sullo schermo principale, un’ulteriore accortezza che migliora l’esperienza “pronto all’uso”.
Questa strategia non è casuale. Per un marchio che compete in una fascia di prezzo affollatissima, l’esperienza fuori dalla scatola è fondamentale. Fornire un pacchetto completo non è solo un bonus, ma un elemento chiave della proposta di valore, che crea una percezione positiva immediata e rafforza l’idea di aver fatto un buon affare. È un messaggio chiaro: qui non ci sono costi nascosti, quello che paghi è tutto ciò di cui hai bisogno per iniziare.
Materiali, costruzione e design
Prendere in mano il Cubot X100 per la prima volta suscita sensazioni contrastanti, che riflettono la sua natura di dispositivo economico con ambizioni stilistiche. Con le sue dimensioni di 171.9 x 78.1 x 8.9 mm e un peso di 208g, non è certamente uno smartphone compatto o leggero, ma il peso è ben distribuito e trasmette una sensazione di solidità inaspettata. La versione Gold che ho testato ha una finitura satinata sul retro che, con mia grande soddisfazione, respinge efficacemente le impronte digitali, un problema comune su molti dispositivi più costosi.
I materiali sono onesti e coerenti con la fascia di prezzo: il frame e la scocca posteriore sono interamente in plastica. Tuttavia, Cubot ha lavorato per nobilitare l’aspetto generale. Il design del retro è l’elemento più caratterizzante. Il grande modulo fotografico circolare, affiancato dal display secondario da 1.72 pollici, crea un’identità visiva forte e riconoscibile. L’ispirazione, come notato da alcuni appassionati, sembra provenire da modelli di fascia più alta come il Nubia Z60 Ultra, e questa scelta non è casuale. È un tentativo deliberato di apparire più premium di quanto non sia, di catturare lo sguardo. Anche il logo “CUBOT” stampato in grande sul fondo della scocca contribuisce a questo look audace e moderno.
L’ergonomia è funzionale. I tasti del volume e il pulsante di accensione, che integra un sensore di impronte digitali rapido e abbastanza preciso, sono posizionati sul lato destro e offrono un feedback tattile solido e “cliccabile”. Sul fondo troviamo la porta USB-C e una delle due griglie per gli altoparlanti stereo. Manca, come ormai consuetudine, il jack audio da 3.5 mm. Sebbene la costruzione in plastica non possa competere con il feeling di vetro e metallo, il Cubot X100 non dà mai l’impressione di essere un prodotto fragile o assemblato in modo approssimativo. È un esercizio di stile ben riuscito, che utilizza materiali economici per creare un design che fa di tutto per non passare inosservato.
Specifiche tecniche
Prima di addentrarci nell’analisi delle prestazioni e dell’esperienza d’uso, è fondamentale avere un quadro chiaro e completo della dotazione hardware del Cubot X100. La tabella seguente riassume i dati tecnici dichiarati dal produttore, che serviranno come riferimento per le valutazioni che seguiranno.
| Caratteristica | Specifica |
| Display Principale | 6.88″ IPS LCD, 120Hz |
| Risoluzione | 720 x 1640 pixels (~260 ppi) |
| Display Secondario | 1.72″ TFT, 320 x 380 pixels |
| Processore | MediaTek Dimensity 7025 (6 nm) |
| CPU | Octa-core (2×2.5 GHz Cortex-A78 & 6×2.0 GHz Cortex-A55) |
| GPU | IMG BXM-8-256 |
| RAM | 8 GB (+ 8 GB di espansione virtuale) |
| Archiviazione Interna | 256 GB (non espandibile) |
| Fotocamera Principale | Tripla: 64 MP (wide, PDAF) + 5 MP (ultrawide) + 2 MP (macro) |
| Registrazione Video | 1080p@30fps |
| Fotocamera Frontale | 16 MP |
| Batteria | 5100 mAh |
| Ricarica | 33W cablata (Power Delivery) |
| Sistema Operativo | Android 15 |
| Connettività | 5G, Wi-Fi 5 (802.11ac), Bluetooth 5.1, NFC, GPS, GLONASS, Galileo |
| Porte | USB Type-C |
| Sensori | Impronta digitale (laterale), accelerometro, giroscopio, prossimità, bussola |
| Audio | Altoparlanti stereo |
| Dimensioni | 171.9 x 78.1 x 8.9 mm |
| Peso | 208 g |
| Materiali | Frame in plastica, retro in plastica |
Questa scheda tecnica rivela una strategia precisa: puntare su alcuni elementi di spicco (come la quantità di RAM e storage, la batteria e la frequenza di aggiornamento del display) accettando compromessi evidenti in altre aree (la risoluzione dello schermo e il comparto fotografico secondario).
Applicazione
Dato che il Cubot X100 non è un dispositivo che si affida a un’applicazione specifica per il suo funzionamento, come potrebbe essere per uno smartwatch o un gadget per la smart home, ho deciso di dedicare questa sezione all’analisi dell’esperienza software complessiva. E qui, Cubot gioca una delle sue carte migliori. Il dispositivo arriva con a bordo Android 15 in una versione che, a tutti gli effetti, può essere definita “stock”. Questa è una notizia eccellente per chi, come me, mal sopporta le interfacce utente pesantemente personalizzate, piene di applicazioni duplicate e servizi ridondanti.
All’avvio, l’ambiente è pulito, essenziale e familiare a chiunque abbia mai usato un Google Pixel o un dispositivo Android One. Non c’è traccia di bloatware: le uniche applicazioni preinstallate sono quelle del pacchetto Google e poche utility di base. Le uniche personalizzazioni introdotte da Cubot sono funzionali e non invasive, concentrate principalmente nel menu delle impostazioni per gestire le funzionalità uniche del dispositivo, come il display secondario. Navigare tra i menu per configurare i widget o le notifiche da mostrare sul piccolo schermo posteriore è un processo logico e intuitivo, segno di un’integrazione software ben pensata.
Tuttavia, questa pulizia nasconde un potenziale rovescio della medaglia: la politica di aggiornamenti. Marchi come Cubot, pur offrendo un software aggiornato al lancio, raramente garantiscono un supporto a lungo termine. A differenza di Samsung o Google, che promettono anni di aggiornamenti del sistema operativo e patch di sicurezza anche sui loro modelli più economici, il futuro del Cubot X100 è più incerto. È probabile che riceva alcuni aggiornamenti correttivi, ma è difficile aspettarsi il passaggio a future versioni di Android. Questo è un compromesso importante da considerare: si ottiene un’esperienza pulita e scattante oggi, ma con il rischio che il dispositivo diventi obsoleto dal punto di vista software prima di quanto accada con la concorrenza più strutturata.
Hardware
Il cuore pulsante del Cubot X100 è una piattaforma hardware che mira a un equilibrio tra prestazioni, efficienza energetica e costi. Al centro di tutto c’è il System-on-Chip MediaTek Dimensity 7025, una scelta interessante per questa fascia di prezzo. Realizzato con un processo produttivo a 6 nm, questo chipset è progettato per offrire i vantaggi della connettività 5G a un pubblico più ampio. La sua CPU octa-core è strutturata con due core ad alte prestazioni Cortex-A78 a 2.5 GHz per i compiti più impegnativi e sei core ad alta efficienza Cortex-A55 a 2.0 GHz per gestire le attività in background e ottimizzare i consumi.
A supporto del processore troviamo una dotazione di memoria decisamente generosa. Gli 8 GB di RAM fisica sono più che sufficienti per garantire un multitasking fluido nell’uso quotidiano. A questi si aggiunge la funzione di espansione virtuale, che può allocare ulteriori 8 GB di memoria di archiviazione per fungere da RAM supplementare. È importante precisare che questa RAM virtuale non ha le stesse prestazioni di quella fisica, ma può aiutare a mantenere più applicazioni aperte in memoria senza rallentamenti evidenti. Lo spazio di archiviazione interna è di ben 256 GB, un taglio che fino a poco tempo fa era riservato a modelli di fascia ben più alta. Questa abbondanza di spazio è un grande vantaggio, ma è mitigata da una mancanza importante: l’assenza di uno slot per schede microSD. La scelta è definitiva, non potrete espandere la memoria in un secondo momento.
Il pacchetto connettività è completo e moderno. Il supporto alle reti 5G è garantito su un’ampia gamma di bande, assicurando compatibilità a livello globale. Troviamo poi il Wi-Fi 5 (802.11ac), il Bluetooth 5.1 e, soprattutto, il chip NFC, che abilita i pagamenti contactless. L’inclusione dell’NFC non è scontata in questa categoria e rappresenta un valore aggiunto significativo per la comodità quotidiana.
Prestazioni e autonomia
In termini di impressioni generali, prima di scendere nei dettagli dei test, il Cubot X100 si presenta come un dispositivo sorprendentemente reattivo. La combinazione del processore Dimensity 7025 e del display a 120 Hz crea un’esperienza utente molto fluida nella navigazione dell’interfaccia e nelle operazioni di tutti i giorni. Lo scorrimento delle pagine web, dei feed dei social media e dei menu di sistema è piacevolmente liscio, dando una percezione di velocità superiore a quella che i soli benchmark potrebbero suggerire. Il punteggio AnTuTu, che si attesta intorno ai 464.000 punti, lo colloca saldamente nella fascia media, confermando che il telefono ha la potenza necessaria per gestire senza affanno la maggior parte delle applicazioni.
Sul fronte dell’autonomia, le premesse sono eccellenti. La batteria da 5100 mAh è una capacità generosa, che, abbinata a un processore efficiente e a uno schermo con risoluzione HD+, lascia presagire una durata notevole. L’aspettativa, durante i primi momenti di utilizzo, è quella di poter coprire senza problemi una giornata di uso intenso e di poter arrivare anche a due giorni con un utilizzo più moderato.
La velocità di ricarica, supportata dall’alimentatore da 33W incluso in confezione, promette di ridurre i tempi di attesa. Sebbene non si tratti di una delle tecnologie di ricarica più fulminee sul mercato, è un valore più che rispettabile per questa categoria di prezzo, capace di fornire una buona dose di energia in poco tempo, un aspetto cruciale per chi ha uno stile di vita dinamico. Naturalmente, queste prime impressioni positive su fluidità e durata della batteria richiedono una verifica più rigorosa attraverso scenari d’uso controllati, che affronteremo nelle prossime sezioni per capire dove si trovano i reali punti di forza e i limiti di questo smartphone.
Test
Per valutare in modo approfondito il Cubot X100, ho deciso di metterlo alla prova simulando una giornata di utilizzo tipica, un approccio che ritengo più rappresentativo rispetto ai soli benchmark sintetici. La mia metodologia prevedeva l’uso del telefono in diversi contesti: a casa con una rete Wi-Fi 5 stabile, in ufficio e in mobilità, sfruttando la connettività 5G. L’obiettivo era stressare il dispositivo in scenari realistici per misurarne le prestazioni, la gestione termica e, soprattutto, la reale autonomia.
La giornata è iniziata alle 7:30 con il telefono al 100% di carica. La prima ora è stata dedicata alla lettura di notizie, al controllo delle email e alla consultazione dei social media. In questa fase, la fluidità garantita dai 120 Hz si è fatta apprezzare: lo scrolling su X e Instagram è risultato sempre liscio e privo di incertezze. Il multitasking tra 5-6 applicazioni comuni (Chrome, Gmail, WhatsApp, Spotify) è stato gestito senza problemi dagli 8 GB di RAM, senza ricaricamenti evidenti.
Durante la mattinata, ho effettuato un test di gaming. Ho iniziato con un titolo casual come Subway Surfers, che ovviamente non ha messo in difficoltà il dispositivo. Successivamente, ho avviato una sessione di 30 minuti di PUBG Mobile. Il gioco ha impostato di default la grafica su “HD” con frame rate “Alto”, ma per un’esperienza più fluida ho preferito la combinazione “Bilanciato” con frame rate “Ultra”. In questa configurazione, il gameplay è stato sorprendentemente stabile, con solo qualche sporadico calo di frame nelle situazioni più concitate. Dopo mezz’ora, la parte posteriore del telefono, in corrispondenza del processore, era leggermente tiepida, ma mai fastidiosa, segno di una discreta dissipazione del calore.
A metà giornata, dopo circa 5 ore di utilizzo misto con 2 ore di schermo acceso, la batteria era scesa al 75%, un risultato molto incoraggiante. Nel pomeriggio ho utilizzato il telefono per la navigazione GPS per circa 40 minuti e per scattare diverse fotografie. La sera, ho eseguito un test di streaming video standardizzato: un’ora di riproduzione su YouTube a 720p (la massima risoluzione del pannello) con luminosità al 50% ha consumato l’8% di batteria.
Sono arrivato a fine giornata, intorno alle 23:00, con ancora il 35% di carica residua e un totale di 6 ore e 15 minuti di schermo acceso. È un risultato eccellente, che conferma come l’autonomia sia uno dei principali punti di forza di questo smartphone. Per quanto riguarda la ricarica, ho collegato il telefono all’alimentatore da 33W quando la batteria era al 10%. Ha raggiunto il 50% in 32 minuti e il 100% in 1 ora e 18 minuti, tempi assolutamente rispettabili.
È importante sottolineare che queste sono osservazioni basate sulla mia esperienza personale. I risultati possono variare in base alla copertura di rete, alle app utilizzate e alle impostazioni del dispositivo.
Approfondimenti
Il display principale: fluidità a 120 Hz contro risoluzione HD+
Il display principale del Cubot X100 è l’emblema del compromesso strategico. Da un lato, abbiamo una frequenza di aggiornamento di 120 Hz, una caratteristica che fino a poco tempo fa era un lusso da top di gamma. Dall’altro, una risoluzione di soli 720 x 1640 pixel spalmata su un’ampia diagonale di 6.88 pollici. Questo si traduce in una densità di pixel di circa 260 ppi, un valore decisamente basso per gli standard attuali. Il conflitto tra queste due specifiche definisce l’intera esperienza visiva.
Nell’uso pratico, l’effetto è immediatamente percepibile. La fluidità a 120 Hz rende ogni interazione con l’interfaccia, ogni scorrimento di una pagina web o di un feed social, estremamente piacevole e reattiva. L’impressione è quella di un dispositivo scattante, moderno. Tuttavia, non appena l’occhio si sofferma sui dettagli, emerge il limite della risoluzione. I testi più piccoli possono apparire leggermente sgranati, le icone non hanno quella nitidezza tagliente a cui siamo abituati con i pannelli FHD+ e la visione di contenuti multimediali ne risente. Guardare un video su YouTube o una serie su Netflix a 720p su uno schermo così grande non è un’esperienza appagante; la mancanza di dettaglio è evidente, soprattutto se si proviene da un dispositivo con una densità di pixel superiore.
La scelta di Cubot è chiara: si è scommesso che, per l’utente medio di questa fascia di prezzo, la sensazione di fluidità percepita nell’interazione quotidiana (lo scrolling) sia un vantaggio più tangibile e immediato rispetto alla nitidezza assoluta, che si apprezza soprattutto in contesti d’uso specifici come la fruizione di video ad alta qualità. È un calcolo audace sulle priorità del proprio target. Per quanto riguarda la qualità del pannello IPS, la luminosità è sufficiente per un uso all’aperto senza troppi problemi, anche se sotto la luce diretta del sole si fatica un po’. I colori sono abbastanza vivaci e gli angoli di visione adeguati, senza viraggi cromatici eccessivi.
Il secondo schermo: utilità reale o semplice gimmick?
Arriviamo al cuore della proposta del Cubot X100: il piccolo display posteriore da 1.72 pollici. La domanda è lecita: serve davvero a qualcosa? Dopo averlo usato per diversi giorni, la mia risposta è un “sì, ma con dei limiti”. Le sue funzionalità principali sono quattro: mostrare l’ora e widget personalizzabili, visualizzare le notifiche in arrivo, controllare la riproduzione musicale e fungere da mirino per scattarsi selfie con le fotocamere posteriori.
Nell’uso quotidiano, ho trovato particolarmente comoda la possibilità di controllare l’ora e le notifiche con il telefono appoggiato a faccia in giù sulla scrivania. Un doppio tocco sul piccolo schermo lo risveglia, mostrando icone che indicano la presenza di nuovi messaggi o chiamate perse. Questo permette di filtrare le interruzioni senza dover accendere il display principale, con un potenziale, seppur minimo, risparmio di batteria. Anche il controllo della musica funziona bene: è possibile mettere in pausa, riprendere la riproduzione e saltare le tracce senza sbloccare il telefono.
La funzione di mirino per i selfie è la più interessante, ma anche quella con l’implementazione più acerba. Permette di sfruttare il sensore principale da 64 MP, qualitativamente superiore a quello frontale, per autoscatti più dettagliati. Tuttavia, l’anteprima sul piccolo schermo è a bassa risoluzione e con un frame rate ridotto, rendendo difficile giudicare la messa a fuoco e l’esposizione in tempo reale. Il risultato finale è comunque migliore di un selfie tradizionale, ma l’esperienza è meno immediata. Non si possono registrare video usando il display posteriore come mirino, una limitazione che spero venga risolta con futuri aggiornamenti software.
In definitiva, il secondo schermo non è una rivoluzione, ma è più di un semplice gimmick. È un’aggiunta intelligente che offre scorciatoie utili in contesti specifici. Non cambierà il modo in cui usate lo smartphone, ma è una di quelle piccole comodità a cui, una volta provate, si fa fatica a rinunciare.
MediaTek Dimensity 7025: analisi delle prestazioni nel quotidiano e nel gaming
Il MediaTek Dimensity 7025 è un motore di fascia media che si comporta in modo onesto e prevedibile. Non è un chipset pensato per infrangere record nei benchmark, ma per offrire un’esperienza solida e affidabile nell’uso di tutti i giorni, con un occhio di riguardo all’efficienza energetica. I punteggi ottenuti, circa 464.000 su AnTuTu e 2421 in multi-core su Geekbench, lo posizionano in linea con altri SoC della stessa categoria, come lo Snapdragon 695 o il Dimensity 6080 che troviamo in alcuni diretti concorrenti come il Redmi Note 13 5G.
Questa potenza si traduce in un’ottima reattività generale. Come già accennato, l’apertura delle app è rapida, il multitasking è fluido e non ho mai riscontrato lag o impuntamenti fastidiosi durante la navigazione web o l’uso dei social network. Il processore gestisce senza sforzo l’interfaccia a 120 Hz su un pannello a risoluzione HD+, e proprio questa combinazione è la chiave della sua fluidità percepita. Il carico di lavoro per la GPU, una IMG BXM-8-256, è relativamente basso, permettendo al sistema di rimanere sempre reattivo.
Le cose cambiano quando si passa al gaming più spinto. Come emerso nel mio test con PUBG Mobile, il Dimensity 7025 è in grado di far girare titoli impegnativi, ma a patto di accettare dei compromessi sulle impostazioni grafiche. Non è un chipset per chi cerca i 60 fps stabili con tutti i dettagli al massimo. Per i giochi più esigenti, come Genshin Impact, l’esperienza è giocabile solo a dettagli bassi, con cali di frame rate evidenti nelle aree più complesse. La GPU Imagination, meno diffusa rispetto alle soluzioni Mali di ARM o Adreno di Qualcomm, potrebbe inoltre soffrire di un’ottimizzazione non perfetta con alcuni titoli. Per il casual gaming, invece, non c’è alcun problema. In sintesi, il Cubot X100 offre prestazioni più che adeguate per l’utente medio, ma i gamer più incalliti dovrebbero guardare altrove.
Comparto fotografico: oltre i 64 megapixel
Il comparto fotografico del Cubot X100 è un classico esempio di marketing che incontra la realtà dei costi. Sulla carta, una tripla fotocamera con un sensore principale da 64 MP suona impressionante. Nella pratica, la qualità è fortemente dipendente dal sensore che si utilizza e dalle condizioni di luce.
Il sensore principale da 64 MP con autofocus a rilevamento di fase (PDAF) è il vero protagonista. In condizioni di buona illuminazione diurna, le foto scattate sono sorprendentemente buone per la fascia di prezzo. I dettagli sono nitidi (le immagini vengono salvate a 16 MP tramite pixel binning), i colori sono vibranti, a volte anche un po’ troppo saturi, e la gamma dinamica è discreta. L’HDR automatico interviene in modo efficace per bilanciare le scene con forti contrasti di luce e ombra. È una fotocamera affidabile per lo “punta e scatta” di tutti i giorni, capace di regalare scatti più che condivisibili sui social.
I problemi iniziano quando si passa ai sensori secondari. L’obiettivo ultra-grandangolare da 5 MP è appena sufficiente. La qualità cala drasticamente rispetto al sensore principale: i dettagli ai bordi dell’immagine sono impastati, i colori meno vividi e la gamma dinamica molto più limitata. È utile per catturare scene ampie, ma senza aspettarsi risultati di alta qualità. Il sensore macro da 2 MP è, come quasi sempre in questa categoria, un mero riempitivo per la scheda tecnica. La bassa risoluzione e la messa a fuoco fissa lo rendono quasi inutilizzabile nella pratica.
Quando la luce cala, anche il sensore principale mostra i suoi limiti. Le foto notturne sono afflitte da un rumore digitale evidente e da una perdita di dettaglio. C’è una modalità notte che aiuta a migliorare la luminosità della scena, ma al costo di un effetto “acquerello” sui dettagli fini. La fotocamera frontale da 16 MP si comporta bene per selfie e videochiamate, con una buona resa dei dettagli in condizioni di luce favorevoli. Infine, la registrazione video è un punto debole: è limitata a una risoluzione massima di 1080p a 30 fps, senza stabilizzazione ottica. La stabilizzazione elettronica fa il suo lavoro, ma i video risultano un po’ mossi se si cammina.
Autonomia e ricarica: la prova dei 5100 mAh e 33W
Se c’è un’area in cui il Cubot X100 non solo compete, ma eccelle, è l’autonomia. La batteria da 5100 mAh è il pilastro su cui si regge gran parte della sua proposta di valore. Questa generosa capacità, unita a componenti poco energivori come il processore a 6 nm e lo schermo a risoluzione HD+, si traduce in una durata che mette in ombra molti concorrenti, anche più costosi.
Durante i miei giorni di test, ho costantemente concluso la giornata di uso intenso – con navigazione, social, un po’ di gaming, foto e video – con un margine di batteria residua compreso tra il 30% e il 40%. Nei miei test, sono riuscito a totalizzare tra le 7 e le 8 ore di schermo acceso con una singola carica, un risultato davvero notevole. Per un utente con abitudini più moderate, che utilizza il telefono principalmente per chiamate, messaggistica e un po’ di navigazione, è assolutamente realistico aspettarsi due giorni pieni di utilizzo prima di dover cercare una presa di corrente. Questa è una caratteristica fondamentale che risponde a una delle principali ansie degli utenti di smartphone: la paura di rimanere a secco a metà giornata.
Anche la ricarica da 33W si è dimostrata all’altezza. Non è fulminea come le soluzioni da 67W o 120W di alcuni concorrenti cinesi, ma è un ottimo compromesso. Partendo da una batteria quasi scarica (intorno al 5%), il telefono raggiunge il 50% di carica in poco più di 30 minuti, un tempo sufficiente per ottenere ore di autonomia extra con una breve sosta. La ricarica completa richiede circa un’ora e un quarto. In un mercato dove molti dispositivi economici si fermano a 15W o 18W, i 33W del Cubot rappresentano un vantaggio concreto. L’affidabilità della batteria è, senza dubbio, uno dei motivi più convincenti per scegliere questo dispositivo, un beneficio tangibile che si apprezza ogni singolo giorno e che aiuta a perdonare alcune delle sue altre mancanze.
Qualità audio e connettività: l’esperienza multimediale e 5G
L’esperienza multimediale su uno smartphone non dipende solo dalla qualità del display, ma anche dal comparto audio. Sotto questo aspetto, il Cubot X100 si difende bene grazie alla presenza di altoparlanti stereo. Le due griglie, una sul bordo inferiore e una integrata nella capsula auricolare, producono un suono con un discreto effetto di separazione spaziale. Il volume massimo è piuttosto elevato, sufficiente per ascoltare musica o guardare un video in un ambiente non troppo rumoroso. La qualità, tuttavia, è solo discreta: i bassi sono quasi assenti e le frequenze alte tendono a diventare un po’ metalliche e stridule al massimo del volume. Per un ascolto occasionale vanno più che bene, ma per un’esperienza più immersiva è indispensabile ricorrere a cuffie o speaker esterni.
Data l’assenza del jack da 3.5 mm, la connessione wireless diventa fondamentale. Il Bluetooth 5.1 si è dimostrato stabile e affidabile durante i miei test, mantenendo una connessione solida con un paio di auricolari true wireless senza interruzioni o problemi di latenza evidenti durante la riproduzione di video. Anche la qualità in chiamata è risultata buona: l’audio dalla capsula auricolare è chiaro e i miei interlocutori non hanno mai lamentato problemi nel sentirmi, segno che i microfoni svolgono bene il loro lavoro.
Sul fronte della connettività di rete, il modem 5G integrato nel Dimensity 7025 ha garantito prestazioni solide. Nelle aree coperte dal segnale, ho raggiunto velocità di download e upload elevate, in linea con altri dispositivi 5G. Anche la ricezione del segnale Wi-Fi 5 è stata stabile e affidabile, senza disconnessioni anomale anche a una certa distanza dal router. Nel complesso, il pacchetto connettività e audio è adeguato alla fascia di prezzo, con il bonus degli altoparlanti stereo che lo eleva leggermente al di sopra della media.
Software: Android 15 in versione “stock” e le personalizzazioni Cubot
L’adozione di una versione quasi “stock” di Android 15 è una delle scelte più azzeccate di Cubot per questo X100. L’assenza di una pesante interfaccia personalizzata porta con sé numerosi vantaggi. Innanzitutto, la reattività del sistema è eccellente, poiché il processore non è gravato da animazioni superflue o servizi in background non necessari. L’interfaccia è pulita, intuitiva e immediatamente familiare, basata sui paradigmi di design di Google. Non ci sono app duplicate (un solo browser, una sola galleria, ecc.) e lo spazio di archiviazione non è sprecato da software preinstallato di terze parti.
Le personalizzazioni di Cubot, come detto, sono minime e mirate. Si limitano a un sottomenu nelle impostazioni per la gestione del display secondario e a poche altre opzioni, come la possibilità di programmare l’accensione e lo spegnimento del dispositivo. Questo approccio “leggero” è un grande pregio per l’esperienza utente quotidiana.
Tuttavia, questa scelta può essere vista come una medaglia a due facce. Se da un lato l’esperienza è pulita al lancio, dall’altro la mancanza di un team di sviluppo software dedicato e strutturato, come quello che sta dietro alla One UI di Samsung o alla HyperOS di Xiaomi, solleva dubbi sul supporto a lungo termine. I grandi produttori investono ingenti risorse per adattare le nuove versioni di Android e le patch di sicurezza alle loro interfacce personalizzate. Per un produttore più piccolo come Cubot, fornire questo tipo di supporto è un onere significativo. Di conseguenza, è molto probabile che l’X100 rimanga fermo ad Android 15 per tutto il suo ciclo di vita, ricevendo al massimo qualche patch di sicurezza sporadica. L’utente ottiene quindi un software eccellente oggi, ma deve essere consapevole che la sicurezza e le nuove funzionalità potrebbero non essere garantite in futuro.
Confronto con i rivali: come si posiziona l’X100 nel mercato?
Il Cubot X100 si inserisce in una delle fasce di mercato più combattute, quella sotto i 200 euro, dove la concorrenza è agguerrita. Per capire il suo reale valore, è necessario confrontarlo con alcuni dei protagonisti di questo segmento, come lo Xiaomi Poco M7 Pro o il Redmi Note 14 5G.
Il primo e più evidente punto di scontro è il display. Mentre i rivali di Xiaomi offrono quasi sempre pannelli AMOLED con risoluzione FHD+, il Cubot X100 si ferma a un IPS con risoluzione HD+. Su questo fronte, la vittoria della concorrenza è netta e indiscutibile. Chi cerca la migliore qualità visiva per la fruizione di contenuti multimediali troverà proposte superiori altrove.
Sul piano delle prestazioni, la battaglia è più equilibrata. Il Dimensity 7025 del Cubot offre performance paragonabili a quelle dei chipset MediaTek o Snapdragon che si trovano nei dispositivi concorrenti della stessa fascia di prezzo. Nell’uso quotidiano, le differenze sono minime e difficilmente percepibili.
Dove il Cubot recupera terreno e spesso supera i rivali è sull’autonomia. La batteria da 5100 mAh, unita allo schermo a bassa risoluzione, garantisce una durata che molti concorrenti con batterie simili ma display più energivori non riescono a eguagliare. Anche la dotazione di vendita completa, con caricatore e cover, è un vantaggio non sempre presente nei pacchetti dei concorrenti.
Infine, c’è l’elemento differenziante: il secondo schermo. Nessun altro dispositivo in questa fascia di prezzo offre una caratteristica simile. È l’asso nella manica del Cubot X100, il suo unico e vero unique selling proposition. La scelta, quindi, si riduce a una questione di priorità: se si è disposti a sacrificare la qualità del display in cambio di un’autonomia eccellente e di una funzionalità unica che fa distinguere il telefono dalla massa, allora l’X100 diventa una proposta interessante. Altrimenti, la concorrenza offre pacchetti complessivamente più bilanciati.
Funzionalità
Riassumendo le capacità del Cubot X100 in un’ottica più orientata all’utente, emergono alcuni flussi di lavoro e funzionalità chiave che ne definiscono l’esperienza. La caratteristica più distintiva è senza dubbio il “workflow a doppio schermo”. Nella mia routine quotidiana, ho preso l’abitudine di appoggiare il telefono a faccia in giù sulla scrivania. Questo mi ha permesso di sfruttare il display posteriore per avere un colpo d’occhio immediato sulle notifiche in arrivo, decidendo se valesse la pena interrompere il lavoro per rispondere, il tutto con la massima discrezione. È una piccola comodità che riduce le distrazioni.
L’esperienza multimediale è un gioco di equilibri. La visione di video è penalizzata dalla risoluzione HD+, ma l’ascolto di musica o podcast beneficia della presenza degli altoparlanti stereo, che offrono un volume e una spazialità superiori alla media dei dispositivi mono in questa fascia di prezzo. Per la produttività e l’uso di tutti i giorni, alcune funzionalità si rivelano particolarmente utili. Il sensore di impronte digitali laterale è comodo e veloce per uno sblocco immediato. La presenza del chip NFC è un grande vantaggio, rendendo il telefono un pratico strumento per i pagamenti contactless, una funzionalità che sta diventando sempre più indispensabile.
Infine, l’esperienza software pulita, priva di app inutili e con un’interfaccia intuitiva, rende l’utilizzo quotidiano del Cubot X100 semplice e diretto. Non ci sono menu complicati o impostazioni nascoste da cercare. È un dispositivo che punta alla sostanza e alla facilità d’uso, arricchito da quella singola, peculiare funzionalità che lo rende diverso da tutti gli altri.
Pregi e difetti
Dopo un’analisi approfondita, è possibile riassumere i punti di forza e di debolezza del Cubot X100 in modo chiaro e conciso. Questo smartphone è un dispositivo di compromessi, ma alcuni di questi sono più riusciti di altri.
Pregi:
- Design unico e distintivo con display secondario funzionale.
- Eccellente autonomia grazie alla batteria da 5100 mAh.
- Display principale a 120 Hz molto fluido per la navigazione.
- Software Android 15 pulito e senza bloatware.
- Dotazione di vendita completa con caricatore da 33W e cover.
- Generosa dotazione di memoria (8 GB RAM / 256 GB storage) e presenza di NFC.
Difetti:
- Risoluzione del display principale solo HD+, bassa per le dimensioni dello schermo.
- Comparto fotografico secondario (ultrawide e macro) di bassa qualità.
- Registrazione video limitata a 1080p a 30 fps.
- Assenza di uno slot per l’espansione di memoria tramite microSD.
- Incertezza sulla politica di aggiornamenti software a lungo termine.
- Prestazioni in gaming non adatte a utenti esigenti.
Prezzo
Il Cubot X100 si posiziona in modo aggressivo sul mercato con un prezzo di lancio di circa 170 euro, una cifra che lo colloca direttamente nel cuore della mischia dei dispositivi ultra-competitivi. La sua disponibilità iniziale è principalmente legata a piattaforme di e-commerce internazionali come AliExpress, anche se è probabile una futura distribuzione su canali più tradizionali.
Analizzando il rapporto qualità-prezzo, il dispositivo offre un pacchetto molto interessante. A questa cifra, è difficile trovare un telefono che combini connettività 5G, un display a 120 Hz, una batteria così capiente, una dotazione di memoria così generosa e, soprattutto, una caratteristica unica come il secondo schermo. Il valore percepito è alto, specialmente considerando che nella confezione sono inclusi sia il caricabatterie rapido che una cover protettiva.
Il suo posizionamento è chiaro: non vuole essere il migliore in tutto, ma vuole essere la scelta migliore per un tipo specifico di utente. È un telefono per chi cerca valore, per chi è disposto a barattare la massima risoluzione dello schermo e la versatilità fotografica in cambio di un’autonomia da record e di un design che non passa inosservato. In questo, il Cubot X100 riesce a ritagliarsi una nicchia ben definita, offrendo un’alternativa valida e originale ai soliti noti del segmento budget. Al momento può essere acquistato direttamente su Aliexpress.
Conclusioni
Torniamo alla domanda iniziale: il doppio schermo del Cubot X100 è un’innovazione o un gimmick? La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo. È una funzionalità intelligente, ben implementata e a tratti sorprendentemente pratica, che riesce nell’intento di differenziare il telefono in un mercato saturo. Tuttavia, non è una caratteristica così rivoluzionaria da poter compensare da sola il compromesso più significativo del dispositivo: la bassa risoluzione del display principale.
Il verdetto finale su questo smartphone dipende interamente dalle priorità dell’acquirente. Se siete utenti con un budget limitato, per cui l’autonomia è il fattore più importante e che passate la maggior parte del tempo a scorrere feed social piuttosto che a guardare film in alta definizione, allora il Cubot X100 è una scelta eccellente. La sua batteria vi porterà a sera senza ansie, la fluidità a 120 Hz renderà l’uso quotidiano piacevole e avrete tra le mani un dispositivo che si fa notare.
Al contrario, se siete appassionati di fotografia, se amate guardare video e serie TV sul vostro smartphone o se tenete alla garanzia di ricevere aggiornamenti software per anni, allora fareste meglio a guardare altrove. Concorrenti come Xiaomi o Samsung, a parità di prezzo, offrono schermi migliori, fotocamere più versatili e un supporto software più solido, pur rinunciando all’originalità del secondo schermo. Il Cubot X100 è un audace, seppur imperfetto, tentativo di rompere la monotonia, un’opzione valida per chi cerca sostanza e un pizzico di stravaganza. Al momento può essere acquistato direttamente su Aliexpress.












