Le proroghe tra AgID e i gestori dello SPID sono finalmente arrivate, e con loro anche un po’ di respiro per chi, negli ultimi giorni, aveva temuto il peggio. Le voci su una possibile tariffa annuale di 5 euro — soprattutto da parte di Poste Italiane, che è il principale fornitore del servizio — avevano agitato molti utenti. Ma per ora niente panico: l’identità digitale rimane gratuita, almeno per i prossimi due anni.
Lo SPID resta gratuito per altri due anni: cosa significa per gli utenti italiani
L’accordo firmato ieri tra l’Agenzia per l’Italia Digitale e i provider non è solo un rinnovo tecnico, ma un modo per mettere in sicurezza un sistema che, piaccia o no, è entrato nella routine di milioni di persone. Pensiamo a quante volte abbiamo usato lo SPID per accedere a un portale pubblico, scaricare documenti, chiedere un bonus o semplicemente verificare la nostra posizione sul sito dell’INPS. Ormai fa parte del nostro rapporto quotidiano con la burocrazia, ed è proprio per questo che l’idea di cambiarlo da un giorno all’altro sembrava quasi un azzardo.
La proroga durerà 24 mesi, ma c’è già la possibilità di estenderla fino a 36, così da garantire continuità e tempo per un passaggio più graduale verso il futuro digitale che il Governo ha in mente. Alessio Butti, Sottosegretario all’Innovazione, ha parlato di “un passo importante nel percorso di consolidamento dell’identità digitale nazionale”. Tradotto: SPID continuerà a convivere ancora un po’ con la Carta d’Identità Elettronica, la famosa CIE, che nel frattempo sta crescendo — ma resta ancora lontana dai numeri record dello SPID, con i suoi oltre 41 milioni di utenti.
È interessante notare come, nonostante le discussioni su quale sistema sarà “quello definitivo”, lo SPID continui a macinare risultati impressionanti: solo nella prima metà del 2025 si contano più di 630 milioni di accessi. È un dato che racconta molto: la gente non solo ha imparato a usarlo, ma ormai se ne fida.
In sostanza, questa proroga non è solo una questione di carte firmate, ma una scelta di buon senso. Si evita un cambiamento troppo brusco e si dà tempo al Paese di adattarsi, mantenendo intatta la possibilità per tutti — anche per chi non è un esperto di tecnologia — di continuare a muoversi nel mondo digitale senza ostacoli e senza costi extra.
