In un complesso industriale a Hefei, ingegneri e fisici stanno lavorando su quello che molti definiscono il sogno energetico dell’umanità. Si chiama BEST, acronimo di Burning Plasma Experimental Superconducting Tokamak, ed è il nuovo reattore a fusione su cui la Cina sta investendo risorse in grandi quantità. L’obiettivo è tanto semplice da dire quanto complesso da realizzare: produrre elettricità dal plasma, in modo stabile e continuo, entro il 2030.
Negli ultimi mesi, la costruzione dell’impianto ha fatto passi da gigante. La base principale è stata completata e il gigantesco anello che conterrà il plasma sta per essere assemblato. Dentro quella struttura si svilupperanno temperature più alte di quelle del Sole: oltre cento milioni di gradi, necessari per far fondere i nuclei di idrogeno e generare energia; un’impresa che richiede materiali estremi, precisione assoluta e un controllo magnetico quasi perfetto.
La corsa alla fusione e l’energia che non inquina con il reattore BEST
La fusione nucleare è considerata da molti la vera alternativa pulita ai combustibili fossili. A differenza della fissione, non produce scorie pericolose e imita il processo che alimenta le stelle. BEST rappresenta per la Cina non solo un progetto scientifico, ma anche un simbolo di autonomia rispetto a tanti big del settore: un modo per dimostrare che la prossima rivoluzione energetica può partire in Oriente e proprio da loro.
Se tutto procederà secondo i piani, il reattore potrebbe entrare in funzione in via sperimentale entro il 2027 e iniziare a generare i primi watt di energia nei tre anni successivi. Sarebbe un risultato storico: trasformare la fusione da promessa a realtà, aprendo una nuova era per l’energia mondiale. La Cina potrebbe diventare il primo Paese al mondo a immettere in rete energia proveniente da fusione. Una conquista che non cambierebbe solo la politica energetica globale, ma ridisegnerebbe anche il modo in cui pensiamo alla produzione di energia elettrica e alla sostenibilità del pianeta.
