Una delle patologie cardiovascolari più diffuse in tutto il pianeta senza ombra di dubbio l’ipertensione arteriosa, un valore di pressione troppo elevata che può essere l’anticamera di problemi cardiovascolari anche più gravi, tale valore ovviamente deve essere monitorato nel corso del tempo in modo da iniziare la terapia adeguata, onde evitare conseguenze, decisamente problematiche, se non gravi.
Con l’evoluzione della tecnologia, molti dispositivi indossabili hanno iniziato ad offrire la possibilità di calcolare anche il valore di pressione arteriosa tutte le volte che l’utente desidera, ciò ovviamente è reso possibile dai sensori integrati all’interno dei dispositivi e anche dagli algoritmi che consentono di estrapolare questi dati, Google sembra intenzionata a portare tutto ciò ad un livello successivo dal momento che si è messa al lavoro per permettere ai propri Pixel Watch di riconoscere l’ipertensione quando per l’appunto un utente in possesso ne è affetto.
La funzionalità
Tutto sembra iniziare da uno studio lanciato in collaborazione con FitBit che coinvolgerà una grossa fetta di utenza alla quale verrà chiesto espressamente il consenso ad acquisire i dati pressori durante l’arco della giornata, avvisando tra l’altro che il loro smartwatch potrebbe consumare un po’ più batteria del solito, i dati ovviamente verranno acquisiti nel massimo rispetto della privacy e verranno inviati a Google, dall’altro lato poi avremo anche una corte di partecipanti selezionati in modo casuale ai quali verrà chiesto di monitorare costantemente la pressione nell’arco delle 24 ore, questi ultimi riceveranno un pagamento di 50 $ per l’utilizzo della strumentazione e la sua restituzione.
Tralasciando ovviamente le modalità con cui Google porta avanti il progetto, l’idea è quella di offrire una funzionalità in più al parco garantito dai Watch, i quali non faranno diagnosi di ipertensione ma comunque riconosceranno i pattern specifici andando nello specifico ad analizzare come i vasi sanguiferi reagiscono al battito cardiaco, un po’ sulla falsariga di quanto ha fatto Apple precedentemente tramite uno studio che ha coinvolto 100.000 utenti.
