Siamo onesti, chi avrebbe mai detto che nel 2025 avremmo parlato di un ritorno in grande stile del carbone? Sembrava una pagina girata, un combustibile destinato a sbiadire dietro l’avanzata inarrestabile del gas e, soprattutto, delle rinnovabili. E invece, negli Stati Uniti è in atto un vero e proprio revival che sta facendo discutere moltissimo.
Il carbone rinasce negli USA tra miniere e materie prime strategiche
L’annuncio è arrivato dal Dipartimento degli Interni: ben 13,1 milioni di acri di terreni federali sono di nuovo sul tavolo per l’estrazione e la combustione del carbone. Un’area gigantesca, rimessa in gioco sotto la bandiera del progetto, dal nome altisonante, Beautiful Clean Coal (Carbone Pulito e Bello). Non è solo una decisione economica, è una mossa politica fortissima, che fa seguito agli ordini esecutivi dell’amministrazione Trump volti a ristabilire quello che chiamano “predominio energetico americano”.
La logica dietro questa scelta è duplice. Da un lato, c’è la promessa di sostenere l’economia interna e garantire un’energia “affidabile”, cavalcando l’idea che il carbone sia un pilastro della sicurezza energetica nazionale. Dall’altro, c’è una mossa strategica che va oltre il semplice carbone. Il Segretario degli Interni, Doug Burgum, ha chiarito che l’obiettivo è anche recuperare minerali essenziali dagli scarti delle miniere, roba come uranio, zinco o terre rare. Parliamo di materiali cruciali per l’industria avanzata e, soprattutto, per le tecnologie di difesa. Insomma, si cerca di fare di necessità virtù, trasformando siti abbandonati in fonti di materie prime strategiche. A tutto questo si aggiunge un bel taglio del 7% alle royalty, per dare una spinta ancora più decisa al settore.
Quello che ci troviamo di fronte è un cambio di rotta pazzesco. Negli ultimi vent’anni, l’uso del carbone negli USA è crollato: nel 2024 alimentava solo il 16% della produzione elettrica, scalzato da fonti più pulite e spesso più economiche. Adesso, invece di accompagnare questo declino, il Dipartimento dell’Energia mette sul piatto 625 milioni di dollari per ammodernare centrali a carbone in crisi, mentre l’EPA sta cancellando le regolamentazioni che l’amministrazione precedente aveva messo in piedi per limitare l’inquinamento da CO2. Si sta spianando la strada a una produzione di quello che i sostenitori chiamano “carbone pulito”, un ossimoro che fa storcere il naso a molti ambientalisti.
Questo scenario si allinea perfettamente con le recenti dichiarazioni politiche, come le posizioni di Trump all’ONU che hanno bollato il cambiamento climatico come “una truffa”. La strategia energetica attuale è quindi un ritorno nostalgico al passato, ma con un volto aggiornato: il carbone torna a essere il simbolo dell’indipendenza energetica, una risorsa strategica e un motore economico per il Paese.
L’America sta quindi provando a dare una seconda vita a un combustibile che sembrava condannato. Sarà una scommessa vinta in nome dell’economia e della sicurezza, oppure un passo indietro disastroso per il clima? La partita è aperta e il mondo intero sta a guardare.
