Negli Stati Uniti, un passo avanti verso l’energia da fusione sta accendendo nuove speranze. Nelle sale del supercomputer Summit, al Dipartimento dell’Energia, la società Type One Energy Group ha condotto una serie di simulazioni destinate a cambiare la progettazione dei reattori del futuro. Non si tratta più solo di aumentare la potenza o le dimensioni delle macchine, ma di ripensarne la forma, fino a trovare quella configurazione che riesca a domare il plasma, la sostanza incandescente capace di liberare la stessa energia che alimenta le stelle.
Type One Energy punta a centrali pilota entro metà anni ’30
Il lavoro, sviluppato insieme all’Oak Ridge National Laboratory, si concentra su uno stellarator di nuova generazione. È una macchina dalla geometria complessa, un intreccio di magneti che guidano e contengono il plasma a temperature che superano di dieci volte quelle del Sole. Controllare un simile inferno non è semplice: la turbolenza interna tende a disperdere energia, minacciando la stabilità della reazione. Ed è qui che entra in gioco la potenza di calcolo. Con 250.000 ore a disposizione su Summit, gli scienziati hanno esplorato migliaia di scenari, cercando quella combinazione in grado di ridurre le perdite e aumentare l’efficienza senza interventi forzati.
Il risultato è un progetto più maturo, frutto di una conoscenza mai così precisa dei comportamenti del plasma. Grazie alle simulazioni ad alta fedeltà, Type One Energy ha guadagnato almeno un anno rispetto ai tempi tradizionali di progettazione, aprendo la strada alla costruzione del primo prototipo, Infinity One. Da lì, l’obiettivo è chiaro: realizzare entro la metà degli anni Trenta una centrale pilota, Infinity Two, capace di fornire 350 megawatt di elettricità pulita alla rete.
Per arrivarci, il team si è affidato a un software sofisticato, in grado di risolvere equazioni a cinque dimensioni. Ma la corsa non è finita: presto le simulazioni saranno ripetute su Frontier, il supercomputer più potente oggi operativo. Se i risultati saranno confermati, la fusione – a lungo rimasta un sogno per scienziati e ingegneri – potrebbe finalmente avvicinarsi a diventare una fonte stabile e continua di energia, senza emissioni e con un potenziale rivoluzionario per il futuro del pianeta.
