Quando gli astronomi hanno puntato i radiotelescopi NOEMA e ALMA verso la galassia polverosa HerS-3, non si aspettavano certo di imbattersi in qualcosa capace di mettere in discussione le regole stesse della fisica. Eppure è proprio quello che è successo: davanti ai loro occhi è comparsa una Croce di Einstein che, invece delle solite quattro immagini di un quasar lontano, ne mostrava cinque. Cinque, con una figura al centro che fino ad allora nessuno aveva mai visto. È stato un momento di puro stupore, tanto che Pierre Cox, a capo del progetto, ha ammesso senza giri di parole: “Ci siamo chiesti subito che cosa stessimo guardando”.
HerS-3 rivela segreti della materia oscura con lente gravitazionale unica
Per chi non mastica quotidianamente astrofisica, una Croce di Einstein è una meraviglia già di per sé. La luce di un quasar lontanissimo, deviata dalla gravità di una galassia più vicina, viene moltiplicata e riflessa in quattro copie, disposte come i vertici di una croce luminosa. È una di quelle stranezze dell’universo che sembrano magia, ma sono in realtà pura relatività generale in azione. Vederne una è raro, vederne una con una quinta immagine al centro era, almeno sulla carta, impossibile.
Il team ha passato giorni a controllare e ricontrollare i dati. Nessun errore strumentale, nessuna distorsione: la quinta immagine c’era davvero. A quel punto è entrata in gioco la simulazione al computer, che ha mostrato la chiave del mistero. Perché i conti tornassero, serviva inserire un ingrediente invisibile, ma massiccio: un alone gigantesco di materia oscura, grande abbastanza da contenere miliardi di volte la massa del Sole. Solo così la matematica tornava a funzionare, solo così la quinta immagine aveva senso.
Ed è proprio qui che la scoperta diventa ancora più affascinante. L’effetto lente gravitazionale non è solo un gioco di specchi cosmico: è anche uno strumento potentissimo che ci permette di intravedere ciò che normalmente resta nascosto. La materia oscura costituisce circa l’85% dell’universo, ma non emette luce, non riflette, non brilla. Possiamo solo dedurne l’esistenza attraverso gli effetti che produce. In questo caso, ha disegnato una firma inequivocabile su quel cielo lontano.
Per Cox e il suo team, HerS-3 si trasforma così in un laboratorio naturale unico: da un lato la galassia che funge da lente, dall’altro il quasar lontano, e in mezzo l’impronta di quella sostanza misteriosa che tiene insieme il cosmo. Una scoperta che non solo sorprende, ma ci ricorda anche quanto poco conosciamo davvero di ciò che riempie l’universo.
