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Satelliti “spazzini” sfruttano getti di plasma per liberare l’orbita

Un nuovo motore al plasma permette ai satelliti di spingere via detriti spaziali restando stabili e sicuri in orbita bassa.

scritto da Margherita Zichella 23/09/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Un nuovo motore al plasma permette ai satelliti di spingere via detriti spaziali restando stabili e sicuri in orbita bassa.
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Lo spazio che circonda la Terra non è il luogo ordinato e silenzioso che spesso le immagini ufficiali lasciano intuire. L’orbita bassa è ormai affollata da migliaia di frammenti, satelliti abbandonati e resti di razzi che sfrecciano a velocità impressionanti. Un traffico invisibile ma pericoloso, capace di minacciare le infrastrutture ancora operative e la stessa Stazione Spaziale Internazionale. Gestire questi detriti è diventata una priorità urgente e complessa, perché ogni collisione potenziale rischia di trasformarsi in un incidente catastrofico.

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Argon e plasma: così i satelliti gestiranno i rifiuti spaziali senza rischi

Negli anni si sono susseguiti vari tentativi per affrontare il problema, dalle reti ai bracci robotici, fino a sistemi con cavi in grado di trascinare verso l’atmosfera i resti di missioni ormai concluse. Tutte soluzioni che, pur ingegnose, hanno rivelato un limite comune: implicano un contatto diretto con oggetti che si muovono in maniera incontrollata, aumentando le probabilità di fallimento o di ulteriori frammentazioni.

Un passo avanti potrebbe arrivare dal lavoro di Kazunori Takahashi, ricercatore della Tohoku University. Ha sviluppato un nuovo tipo di motore al plasma pensato proprio per i satelliti destinati a svolgere il compito di “spazzini spaziali”. Il sistema non afferra i detriti ma li spinge fuori dall’orbita, sfruttando la pressione di getti di plasma. In passato questo approccio era stato ostacolato da un problema di fondo: la spinta generata dal getto provocava un contraccolpo che destabilizzava il satellite. Il dispositivo di Takahashi aggira l’ostacolo grazie a una soluzione tanto semplice quanto efficace. Due flussi di plasma vengono emessi nello stesso momento, in direzioni opposte: uno verso il detrito, l’altro come contro bilanciamento. In questo modo il satellite resta stabile e può agire senza deviare dalla propria rotta.

I test condotti in condizioni di vuoto hanno mostrato risultati incoraggianti. L’aggiunta di un campo magnetico a cuspide ha reso il sistema tre volte più efficace rispetto agli esperimenti precedenti, aumentando la forza di decelerazione sui bersagli. A rendere il progetto ancora più interessante è la scelta del carburante: non propellenti costosi o rari, ma argon, un gas abbondante ed economico che rende la tecnologia più sostenibile e potenzialmente scalabile.

Oggi si stima che nell’orbita bassa si trovino almeno 14.000 frammenti di dimensioni rilevanti e centinaia di migliaia di pezzi più piccoli. Se questo motore confermerà le promesse, potrebbe rappresentare un passo decisivo verso una gestione più sicura dello spazio intorno al nostro pianeta.

argonissplasmarifiutispaziali
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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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