L’uso dell’AI nelle università italiane non è più un fenomeno marginale, ma una realtà che sta cambiando totalmente il modo di studiare e produrre elaborati. Una recente indagine condotta da Team CETU (Centro Tesi Universitario) in collaborazione con Plagioscanner.com rivela numeri impressionanti. È stato infatti notato che circa l’83% degli studenti utilizza strumenti di AI generativa per i propri lavori, mentre il 10% consegna testi scritti interamente da algoritmi.
Lo studio, realizzato nel giugno 2025 su un campione anonimo di 507 studenti, ha analizzato anche oltre 21.000 elaborati controllati tra aprile 2024 e giugno 2025. Il quadro che emerge è che l’adozione non è sporadica, ma diffusa e strutturale.
Opportunità e rischi per la didattica a causa della dipendenza dall’ AI
Secondo i dati raccolti, il 65% degli studenti ritiene l’AI uno strumento utile per lo studio e la ricerca. Non mancano però alcuni problemi. Ad esempio il 47% segnala testi poco accurati, il 43% li giudica troppo generici e un quarto ha riscontrato citazioni inventate. Errori che, soprattutto in tesi e articoli scientifici, possono compromettere la validità del lavoro.
Un altro dato preoccupante riguarda il plagio. Uno studente su sei ha dichiarato di essere stato accusato di irregolarità per un uso improprio dell’AI. Pierpaolo Alfani, Operation Manager di Team CETU, sottolinea che la diffusione di pratiche scorrette mette in discussione la stessa integrità accademica. Le università, quindi, si trovano davanti a una doppia sfida. Da un lato, devono valorizzare i benefici che l’AI può portare in termini di comprensione e supporto; dall’altro, occorre garantire un impiego responsabile, con linee guida accademiche e programmi di formazione specifici per studenti e docenti.
Alcuni fornitori hanno già introdotto sistemi di rilevamento dei testi generati, ma la sola tecnologia non basta, serve un approccio culturale ed educativo.
Il dato di fondo resta comunque lo stesso. L’intelligenza artificiale ha già cambiato il mondo accademico, e non si tratta più di chiedersi se usarla, ma come integrarla senza compromettere qualità e trasparenza.
