L’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), guidata da Lee Zeldin sotto la presidenza Trump, ha annunciato la volontà di porre fine al Greenhouse Gas Reporting Program, attivo dal 2007. Tale strumento obbliga oltre 8.000 siti industriali, tra cui centrali elettriche e raffinerie, a comunicare le proprie emissioni di gas serra.
Per l’EPA di Trump, il programma sarebbe solo “burocrazia inutile”, senza benefici reali sulla qualità dell’aria. L’abolizione, secondo le stime, permetterebbe alle imprese di risparmiare fino a 2,4 miliardi di dollari in costi regolatori.
Le critiche: Trump accusato di oscurare la realtà climatica
Il Greenhouse Gas Reporting Program ha registrato solo nel 2023 circa 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Questi costituiscono da sempre dati fondamentali per monitorare il peso dell’industria sul cambiamento climatico. La decisione di Trump però, se confermata, cancellerebbe uno dei pochi sistemi nazionali capaci di offrire un quadro affidabile sulle emissioni. Gli esperti ricordano che il programma era stato voluto da un altro presidente repubblicano, George W. Bush. In più, nel tempo, è diventato un punto di riferimento per scienziati e amministratori locali.
Tale scelta quindi ha sollevato dure reazioni da parte delle organizzazioni ambientaliste. Joseph Goffman, ex responsabile EPA, ha dichiarato che eliminare il programma significa privare i cittadini e i decisori politici delle informazioni necessarie per prendere decisioni consapevoli. Secondo i critici, la strategia di Trump mira a ridurre la trasparenza sui dati climatici e a favorire gli interessi industriali. Ciò metterebbe a rischio la capacità degli Stati Uniti di rispettare gli impegni internazionali come l’Accordo di Parigi.
La possibile cancellazione del programma si inserisce in un percorso già avviato dall’amministrazione Trump. Il preside pian piano sembra voglia smantellare ogni regolamentazioni ambientale introdotta dal suo predecessore Biden. Una linea che punta a deregolamentare il settore energetico ma che, secondo gli ambientalisti, indebolisce la posizione degli Stati Uniti nella lotta al riscaldamento globale.
