Ogni volta che salgo su un treno ad alta velocità parto con le migliori intenzioni: puntualità, tempo guadagnato, caffè al bar del binario e la sensazione di essere già a metà strada. Poi però succede che lo schermo lampeggia “ritardo” e quella sensazione svanisce. Non è un caso isolato: i numeri dell’indagine di Altroconsumo disegnano un’alta velocità meno perfetta di quanto pubblicità e vagoni lussuosi lascino immaginare. Almeno uno su cinque dei treni presi in esame non arriva in orario, e quando parliamo di Frecciarossa o Italo la questione prende contorni diversi ma ugualmente scomodi.
Treni veloci o illusioni? Il tempo perso tra Milano e Bari
Prendiamo i Frecciarossa: sulle rotte più trafficate, dove ci si aspetta efficienza a ogni curva, quasi un convoglio su tre arriva in ritardo. Su certe tratte lunghe il dato è quasi scandaloso: Bari–Milano oltre il 70% di ritardi, Salerno–Torino oltre la metà dei treni in ritardo. Sulle colonne storiche come Milano–Roma le percentuali oscillano e restano comunque significative: tra il 18 e il 25% non rispettano l’orario previsto. È quel tipo di numeri che ti fanno ricalcolare appuntamenti e coincidenze, e che minano la fiducia verso un servizio che costa di più proprio perché dovrebbe risparmiare tempo.
Italo, dal canto suo, tiene una posizione leggermente migliore ma non immune da problemi. In media i suoi convogli sforano l’orario nel 20% dei casi; alcune tratte mostrano criticità simili a quelle della concorrenza, con Napoli–Venezia e Reggio Calabria–Roma che registrano ritardi importanti. La sensazione è che migliorare la puntualità non sia solo un fatto di operatori, ma anche di infrastrutture e gestione della rete.
Se poi si scende al livello degli Intercity, la situazione peggiora: il ritardo medio si aggira intorno al 41% e alcune tratte sono un vero calvario, con percentuali che sfiorano o superano il 60–80%. Qui non si parla di un lusso mancato ma di collegamenti essenziali che spesso non funzionano come dovrebbero.
Sul fronte degli indennizzi, la discussione tocca un nervo scoperto. Oggi il rimborso scatta sopra i 30 minuti di ritardo; Altroconsumo propone di abbassare la soglia a 15, una soglia più coerente con le aspettative di chi paga un servizio premium. Se la soglia scendesse, molte più persone otterrebbero un ristoro, e la pressione su operatori e istituzioni per migliorare la puntualità crescerebbe.
In fondo, la questione non è solo tecnica: riguarda il tempo delle persone, la credibilità del servizio e la capacità del sistema ferroviario di farsi davvero alternativa all’auto o all’aereo. E finché il tempo perso resterà parte del viaggio, il treno rischia di rimanere più promessa che soluzione.
