Il tempismo non è stato casuale: nello stesso giorno in cui Google annunciava i suoi 5 miliardi di sterline e Donald Trump atterrava a Londra per la sua visita ufficiale, Microsoft ha deciso di calare un asso ben più pesante, con un maxi investimento da 22 miliardi di sterline. Una cifra che non può passare inosservata e che sembra voler dire molto più di quanto rivelino i numeri. È tecnologia, certo, ma anche messaggio politico ed economico.
Maxi investimento da 22 miliardi, Microsoft rafforza la sua presenza in UK
Al cuore del progetto c’è la costruzione di quello che sarà il supercomputer più potente del Regno Unito, con oltre 23.000 GPU di ultima generazione, sviluppato in collaborazione con Nscale. Un’infrastruttura colossale, pensata per sostenere l’impennata della domanda di intelligenza artificiale e aprire nuove strade in ambiti cruciali come la sanità e la ricerca scientifica. Ma non si tratta solo di calcoli e potenza di elaborazione: per Microsoft, è anche un modo per radicare sempre di più la propria presenza in Gran Bretagna, dove già conta migliaia di dipendenti sparsi tra Cambridge, Reading e Londra.
Brad Smith, presidente e vicepresidente dell’azienda, ha sottolineato come questo investimento rappresenti più di due terzi di tutti gli annunci tecnologici della settimana nel Regno Unito. E ha voluto chiarire un punto spesso sollevato: la decisione non nasce da pressioni politiche oltreoceano, bensì dal terreno fertile creato dai governi britannici negli ultimi anni. Le riforme su energia, pianificazione e stabilità normativa hanno reso più facile guardare al Regno Unito come a un partner affidabile, nonostante le frizioni del passato con l’Antitrust durante il caso Activision Blizzard.
Non sorprende quindi che il premier Keir Starmer abbia accolto con entusiasmo la notizia, definendola un segnale di fiducia nella leadership britannica sulle tecnologie emergenti. È un plauso che pesa, soprattutto in un momento in cui il Paese cerca ancora di trovare la propria rotta nel contesto post-Brexit. E se Google con i suoi 5 miliardi ha acceso i riflettori, Microsoft con i suoi 22 ha decisamente rubato la scena.
In fondo, la partita per l’AI non è fatta solo di algoritmi e GPU, ma anche di chi riuscirà a posizionarsi come punto di riferimento per l’innovazione. E oggi il Regno Unito, grazie a investimenti come questo, ha la possibilità di giocare un ruolo da protagonista.
