Quando Bret Taylor parla di intelligenza artificiale non lo fa con toni apocalittici, ma con la consapevolezza di chi ha già visto questo film in passato. Presidente del consiglio di amministrazione di OpenAI e fondatore della startup Sierra, Taylor non nasconde che ci sia una bolla speculativa nel settore. Anzi, lo dice apertamente: molti perderanno soldi. Ma allo stesso tempo non mette in dubbio che l’AI continuerà a generare valore e a trasformare interi mercati. È un equilibrio strano, quasi contraddittorio, ma che diventa più chiaro se si guarda indietro.
Perché l’intelligenza artificiale non è solo hype, secondo OpenAI
Taylor ricorda quello che è accaduto con internet alla fine degli anni Novanta, quando l’entusiasmo attorno alle dot-com aveva gonfiato un’euforia collettiva destinata a scoppiare. Allora, moltissime aziende chiusero nel giro di pochi anni e gli investitori registrarono perdite pesanti. Eppure, nessuno può dire oggi che internet sia stata una scommessa sbagliata: la tecnologia ha ridisegnato l’economia globale e dato vita a colossi che hanno cambiato per sempre la vita quotidiana.
Il punto, secondo Taylor, è che le due cose possono coesistere. Una bolla può gonfiarsi e scoppiare, lasciando dietro di sé rovine finanziarie, mentre la tecnologia che l’ha alimentata continua a crescere, maturare e infine affermarsi. È lo stesso meccanismo che oggi riguarda l’AI: dietro i miliardi che si muovono e i progetti che si moltiplicano, ci sono inevitabilmente startup destinate a sparire, ma anche basi solide che resisteranno al tempo.
Per lui, non è una questione di se, ma di quando e come l’intelligenza artificiale diventerà un motore strutturale dell’economia. E in questa visione, i fallimenti non sono altro che parte del percorso, pedaggi da pagare per arrivare a un cambiamento reale. Guardando oltre l’hype, Taylor sembra convinto che l’AI sia già entrata nella fase in cui non si tratta più solo di esperimenti o promesse, ma di un processo che, nel bene e nel male, non si fermerà.
Il messaggio, insomma, è che tra entusiasmi e delusioni, la direzione di marcia resta la stessa: l’intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma un cambiamento destinato a lasciare un segno profondo, proprio come è accaduto con internet.
