Penske Media Corporation (PMC), che possiede testate come Rolling Stone, Variety, Billboard e The Hollywood Reporter, ha formalmente citato Google in una corte federale di Washington, D.C. Colpa della funzione “AI Overviews”, ossia i sommari automatici generati dall’intelligenza artificiale che ora appaiono in cima ai risultati di ricerca. Secondo Penske, questi sommari sottraggono lettori ai loro articoli completi, riducendo visite, ricavi pubblicitari e affiliati.
L’accusa è che Google non solo usi i contenuti giornalistici senza consenso, ma che abbia reso il contributo AI “obbligatorio” per l’indicizzazione. Se una testata non acconsente che i suoi articoli vengano usati nei sommari AI, rischia di non comparire nei risultati di ricerca. Penske sostiene che l’ampia quota di mercato di Google nel motore di ricerca (spesso stimata attorno al 90%) permetta all’azienda di imporre questi termini.
Gli argomenti principali della causa contro Google per AI Overviews
Riduzione del traffico: secondo l’accusa, circa il 20% delle ricerche che avvengono verso siti di Penske ora mostrano AI Overviews, che scoraggiano a cliccare sull’articolo completo.
Perdita di ricavi affiliati e pubblicitari: Penske segnala che i proventi derivanti da link affiliati sono crollati di oltre un terzo rispetto al picco del 2024, imputando a questo fenomeno una causa diretta.
Violazione del copyright e uso non autorizzato dei contenuti: secondo la causa, Google utilizza i contenuti creati dai giornalisti di Penske per sintetizzarli nei sommari AI, senza accordi espliciti di licenza né compensi.
Abuso di posizione dominante: l’accusa è che Google sfrutti il suo potere nel mercato della ricerca per costringere gli editori ad accettare condizioni sfavorevoli — le testate devono acconsentire che il loro contenuto sia usato per i sommari per evitare di perdere visibilità.
Risposta di Google e contesto più ampio
Google ha ribattuto che la funzione AI Overviews migliora l’esperienza utente. Infatti, rende le ricerche più utili e aiuta la scoperta di contenuti diversi. Secondo l’azienda, non è vero che i sommari eliminano il valore per le testate. Piuttosto, offrono un gateway verso contenuti che altrimenti resterebbero meno visibili. Questa causa è vista come la prima grande azione legale da un editore importante contro Google per questo tipo di sintesi AI. Non è l’unica. Altri casi simili sono stati avviati da editori indipendenti, da imprese educative e gruppi dell’industria mediatica, anche fuori dagli Stati Uniti. Non ci resta che vedere se Google adotterà o meno delle modifiche.
